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Covid, Metra: “Rischio +30% per i cardiopatici, limitare degenza in ospedale”

Marco Metra (Spedali Civili di Brescia): "Con il Covid il rischio per i malati cardiopatici aumenta del 30%"

“Brescia, insieme a Bergamo, è stata la prima zona colpita dalla pandemia: noi abbiamo descritto il primo caso di interessamento cardiaco in corso di Covid-19, che ha avuto subito rilevanza notevole a livello mondiale, ripreso anche dal New York Times, oltre che da JAMA Cardiology (rivista specializzata, ndr)”. Lo ha dichiarato Marco Metra, Direttore UOC Cardiologia degli Spedali Civili di Brescia, durante l’intervista a “The True Show” in onda il 15 aprile, ospite su Telelombardia di Fabio Massa e Barbara Ciabò.

“Come risulta dalla casistica – ha spiegato Metra – la prima di questo tipo, che abbiamo pubblicato lo scorso maggio, i malati cardiopatici sono più esposti ai rischi della malattia, sia per eventuali complicanze sia per la mortalità. In particolare, c’è un aumento del rischio del 30% rispetto ai pazienti non cardiopatici”. Per queste persone è importante “la vaccinazione per il Covid-19, così come sono consigliate l’antinfluenzale e l’antipneumococcica”.

Il dirigente degli Spedali Civili di Brescia fa un ragionamento ampio. Che parte da quanto emerge nella fotografia scattata dagli European Heart Journal Supplements, e in particolare nel contributo “CARDIOVASCULAR CARE – MOVING FORWARD AFTER COVID 19”, dove vengono raccontati in termini mediatici e divulgativi gli impatti che il Covid-19 ha avuto sulle prestazioni cardiovascolari.

Nel mirino alcune delle conseguenze più pesanti per il sistema sanitario dello scenario pandemico. Che oltre ai danni diretti del virus, ha causato e sta causando un carico senza precedenti, come raccontato in più occasione da True Pharma, sulle risorse sanitarie. In particolare sulle cardiopatie valvolari (VHD). Sono le principali cause di insufficienza cardiaca acuta e cronica (HF). Nel 2020 si è assistito a due fasi ben distinte fra di loro: da una parte quella di marzo-aprile 2020, con un impatto pesante sui ricoveri per pazienti non covid e una quasi interruzione delle attività; la seconda fase invece, coincidente con la seconda ondata (ottobre-novembre 2020), ha visto una ripresa dei ricoveri e un doppio impatto. Da un lato con pazienti covid che occupano posti letto, dall’altro i non covid con le loro patologie.

In generale vanno ricordati due aspetti. Il primo è che per i pazienti cardiopatici si parla quasi sempre di interventi urgenti o “quasi” urgenti, cioè nelle settimane immediatamente successive, con l’impossibilità di dilazionare i ricoveri nel corso del tempo. Allo stesso tempo c’è la necessità di esporre i pazienti al minor rischio di infezione, considerato che la stragrande maggioranza appartengono al segmento più anziano delle popolazione, e per farlo sono necessarie le procedure di emodinamica non interventistica. Particolarmente auspicabili in questo momento perché la degenza deve essere breve. L’ospedale non è più un posto sicuro e i pazienti vogliono starci il meno possibile.

Anche dal alto operativo vi sono tecniche che potrebbero porre rimedio a questo “stress test” a cui è sottoposto il sistema. Sono le procedure percutanee che, rispetto alla chirurgia, sono associate a un minor rischio di infezione e una minore necessità di risorse ospedaliere, a cominciare proprio dalla durata più ridotta della degenza ospedaliera. Sono tecniche che in generale hanno ampliato il numero di pazienti con VHD che potrebbero essere trattati. Rimane il fatto tuttavia che la pandemia di COVID-19 ha messo in discussione la loro attuazione: la riallocazione delle risorse e il ridotto accesso ai poli hanno causato un sostanziale ritardo nei trattamenti con un aumento del rischio di peggioramento clinico e un aumento della mortalità.

Per questi motivi il personale medico deve stabilire una strategia di prioritizzazione in base allo stato clinico. Alta priorità dovrebbe essere riservata ai pazienti con sintomi di SC refrattario dovuti a VHD grave. Le procedure VHD con priorità intermedia o bassa possono essere programmate considerando la disponibilità delle risorse, l’aspettativa di vita del paziente e la complessità dell’intervento. I pazienti ambulatoriali con SC che necessitano di un intervento VHD ritenuto a priorità intermedia dovrebbero essere rivalutati per garantire che il loro stato non stia peggiorando.