Lucia Calvosa verso l’uscita da Eni: dove andrà la presidente del Cane a sei zampe?

Calvosa non sarà più presidente. Paga la vicinanza a Conte. Potrebbe tornare nell'alveo del Fatto. Per sostituirla in pole Belloni

Le nomine di primavera sono ancora tutte da definire ma appare sempre più certo che Lucia Calvosa non sarà confermata come presidente di Eni.

La “contiana” Calvosa non piace al centrodestra

L’avvocato, accademico e manager nominato nel 2020 dal governo Conte II alla presidenza del Cane a sei zampe sconta, agli occhi del centrodestra, un’eccessiva vicinanza al mondo pentastellato. Calvosa è una delle “premiate” della cordata Conte-D’Alema che gestì le nomine dell’era pandemica. Da membro del consiglio di amministrazione dell’editore de Il Fatto Quotidiano, infatti, fu promossa alla presidenza della major energetica per eccellenza.

Giuseppe Conte ha “silurato” Mario Draghi anche per la volontà dell’ex premier di finire di sostituire i suoi fedelissimi nelle partecipate. Ma la prima tornata di nomine del governo Meloni non sarà meno clemente con i reduci dell’asse Conte-D’Alema. Calvosa è la più papabile di sostituzione assieme al presidente di Enel Michele Crisostomo. Più saldo, per l’avvicinamento a Giorgia Meloni, l’ad di Terna Stefano Donnarummascelto come Calvosa e Crisostomo dopo lo scouting dell’avvocato Luca Lanzalone. Già uscito dai radar delle partecipate, invece, l’ad di Cassa Depositi e Prestiti Fabrizio Palermo, “ripescato” in Acea da Roberto Gualtieri.

Calvosa verso il ritorno in area Fatto?

Forte di un’esperienza di peso come quella al Cane a sei zampe Calvosa potrebbe, a quanto si apprende, tornare alle origini a Seif, società editrice del quotidiano di Marco Travaglio. Questo in virtù di una profonda conoscenza di numerosi dossier a cui Eni si aggiungerebbe.

Spesso definita in forma semplicistica “la manager di Travaglio”, Calvosa ha però alle spalle un curriculum consistente. Classe 1961, è da oltre trent’anni iscritta agli ordini degli avvocati a Pisa, città nel cui ateneo ha insegnato Diritto commerciale.

Fu presidente della Cassa di risparmio di San Miniato dal 2008 al 2011, operando un profondo risanamento della banca. Ha poi servito nei CdA di importanti società, oltre a Seif. Tra queste Telecom (2011-2018) e Mps (2015-2017), due delle società su cui si giocano partite importanti sul fronte di politica economica. Senza più l’importante stipendio di Eni (500mila euro all’anno, secondo Piero Sansonetti) ma con un grande capitale informativo a disposizione, Calvosa potrebbe, secondo chi conosce bene i dossier, tornare utile anche allo stesso Conte. Pronto a consacrarsi leader dell’opposizione al governo Meloni e a consolidare i legami col suo partito personale.

Il possibile sostituto? Un big: Belloni o Descalzi?

Nel frattempo la pedina di presidente dell’Eni tornerebbe a disposizione dell’azionista di maggioranza, Cassa Depositi e Prestiti. Ovvero, di fatto, il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti lavorano al dossier nomine con una cerchia ristretta di persone. Tra cui spiccano i sottosegretari alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari.

Per Eni e le altre partecipate l’idea è quella di nominare presidenze forti. E tra gli addetti ai lavori sta prendendo piede la prospettiva di ereditare il piano di Mario Draghi e di nominare Elisabetta Belloni presidente dell’Eni. La direttrice del Dis, organo di coordinamento dei servizi segreti e ex segretario generale della Farnesina, affermata ambasciatrice è ritenuta figura di piena garanzia. E un suo passaggio da Piazza Dante all’Eur creerebbe un ticket manageriale, diplomatico e di grande profondità politica con l’ad Claudio Descalzi, a cui è stato fatto intendere che un quarto mandato è nella piena disponibilità.

Tutto questo è fattibile a patto che non sia prospettata allo stesso Descalzi l’ipotesi dell’ascesa alla presidenza. Ciò che non è riuscito al compianto Giuseppe Bono in Fincantieri e nemmeno a Paolo Scaroni nel Cane a sei zampe potrebbe accadere al delfino di quest’ultimo. Descalzi,

Già Ministro degli Esteri “ombra” del governo da almeno un anno e mezzo, Descalzi potrebbe pilotare la successione al suo erede: per un’eventuale transizione sgomitano Guido Brusco, capo dell’upstream, e Lapo Pistelli, vicepresidente con delega alle Relazioni Istituzionali. Quel che è certo è che per Lucia Calvosa non ci sarà spazio nel nuovo corso in Eni. Ma questo non vuol dire che la manager scelta da Conte nel 2020 non resti