Chi è Paolo Scaroni, il presidente del Milan

Quella di Paolo Scaroni è stata una lunga e articolata carriera nel mondo dell'impresa italiana tra industria, finanza e sport.

Quella di Paolo Scaroni è stata una lunga e articolata carriera nel mondo dell’impresa italiana tra industria, finanza e sport. Il manager, inizialmente indicato come possibile nuovo ad della Fondazione Milano Cortina, è anche presidente del Milan è uno dei maggiori boiardi e capitani d’impresa dell’Italia contemporanea e ha legato la sua fama principalmente alla lunga tenuta come amministratore dell’Eni.

Da McKinsey all’industria

Nato a Vicenza nel 1946, Scaroni si è formato a partire dalla città berica.

Dopo il diploma al Liceo Classico Antonio Pigafetta di Vicenza, si sposta a Milano per l’università. Consegue la laurea in Economia e Commercio all’Università Bocconi nel 1969. Inizia la sua carriera professionale nella società di consulenza strategica McKinsey; nella cui divisione milanese da poco attiva muove i primi passi. Prima di spostarsi, nel 1972, in America per un Master in Business Administration alla Columbia University di New York, completato l’anno successivo.

Nel 1973 Scaroni si trasferisce a Londra per lavorare nel management del Gruppo Saint Gobain, uno dei colossi mondiali dell’industria per l’edilizia. Gestisce importanti progetti nella gestione dell’edilizia del vetro tanto da poter ottenere nel 1983 la carica di presidente della Divisione Vetri del gruppo a Parigi.

Nel 1985 avviene per Scaroni il ritorno in Italia: viene chiamato a ricoprire il ruolo di Amministratore Delegato e Vice Presidente di Techint.

Gruppo italo-argentino nel settore di siderurgia ed impiantistica che negli anni avrebbe acquisito importanti impianti come l’acciaieria di Dalmine. Erano quelli gli anni della transizione del sistema-Paese dall’economia mista alle privatizzazioni, e Techint vi partecipò attivamente.

Gli anni in Techint

Scaroni rimane in carica in Techint per undici anni. Durante la sua permanenza in Techint ha ricoperto anche, dal 1986 al 1988, la carica di Vice Presidente Esecutivo della Falck (della quale la Techint era importante azionista) e dal 1993 al 1995, la carica di Amministratore Delegato di SIV (all’epoca posseduta pariteticamente da Techint e Pilkington, uno dei maggiori produttori di vetro su scala globale); lasciando il gruppo solo nel 1996.

Il motivo della fine del rapporto con l’azienda a cui è da ricercarsi nella difficile parentesi per la vita del manager iniziata nel 1992. Durante le prime fasi di Mani Pulite Scaroni fu arrestato a Milano e andò a processo per corruzione, accusato di aver versato tangenti al Partito Socialista Italiano per garantire negli Anni Ottanta alla Techint l’appalto per la diga di Brindisi, gestita dall’Enel.

Raccontò a verbale di essere stato convocato a metà degli anni Ottanta da Vincenzo Balzamo, segretario amministrativo del Psi e braccio destro finanziario di Bettino Craxi, il quale gli avrebbe spiegato che gli appalti alla Techint sarebbero stati condizionati da contributi versati al partito socialista.

Gli uomini del Psi messi nei posti chiave, spiega Scaroni ai magistrati, “erano in grado di stoppare qualsiasi iniziativa del gruppo Techint, qualora non ci fossimo adeguati al sistema”. Il manager si adeguò, non negò le accuse, nel 1996 fu dichiarato colpevole al processo, patteggiò la pena e ne ottiene una riduzione ad un anno e quattro mesi, evitando di scontare il carcere.

Il primo sbarco nel calcio e l’arrivo in Enel

La rottura con la Techint vide Scaroni tornare a Londra per guidare proprio il gruppo Pilkington con cui la sua storica società era socia in affari. Scaroni tra il 1996 e il 2002 rimase basato nella capitale inglese, trovando però il tempo per ricoprire tra il 1997 e il 1999 la carica di presidente del Vicenza Calcio. Durante la sua presidenza i biancorossi che avevano vinto, guidati da Francesco Guidolin, la loro prima Coppa Italia (1996-1997) raggiunsero la semifinale di Coppa delle Coppe (1997-1998).

A riportare il manager veneto alla guida di una big italiana ci pensò il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel 2002. Il Cavaliere scelse Scaroni per la guida di Enel, che il manager guidò tra il 2002 e il 2005. Alla sua gestione si deve la scelta decisiva di consolidare il business di Enel sull’attività energetica, abbandonando ogni ramo alternativo d’impresa (come Wind) e focalizzandosi sul core del prodotto che la società poteva offrire. Approccio premiante e plasmato dal Cfo e futuro successore di Scaroni, Fulvio Conti, sul piano operativo.

I nove anni in Eni di Scaroni

Come premio per i risultati ottenuti, nel 2005 Berlusconi premiò il fedelissimo Scaroni “promuovendolo” alla guida della regina delle partecipate, l’Eni. Nel 2006 grazie alla capacità di sfruttare la congiuntura economica, la società è in grado di avvantaggiarsi del trend del petrolio eccellendo sul mercato. I profitti di Eni toccarono un record di 8,8 miliardi di euro nel 2007; sfondato a 9,2 l’anno successivo per poi stabilizzarsi nonostante la crisi globale.

Da ad dell’Eni Scaroni si comportò come “ministro dell’Energia ombra” del Paese: firmò accordi con Gazprom e l’algerina Sonatrach ampliando il business del Cane a sei zampe nel gas; incontrò diversi leader, da Vladimir Putin a Muammar Gheddafi, espandendo la diplomazia parallela e personale di Berlusconi; dal Venezuela alla Nigeria, dal Congo all’Egitto segnò una fase di espansione dell’attivismo di Eni che avrebbe aiutato nella ricerca e prospezione del petrolio e del gas, contribuendo in prospettiva a risultati come la scoperta del maxigiacimento egiziano Zohr.

Tre mandati

Nel 2011 Scaroni si impegnò per permettere all’Eni di mantenere l’operatività nonostante l’esplosione della Libia; due anni dopo inaugurò a Ferriera Erbazzone, in provincia di Pavia, il data center “verde” del Cane a sei zampe. Nel 2014, infine, passò la mano al vice Claudio Descalzi, nominato dal governo Renzi, che ne ha continuato e ampliato l’operato. Dal mandato in Eni Scaroni erediterà, in totale, due processi giudiziari per accuse di corruzione internazionale legate ai rapporti tra Saipem, controllata di Eni, e l’Algeria, conclusisi con assoluzioni con formula piena.

Alla fine del suo terzo mandato Scaroni si è visto nominare vicepresidente di Rothschild e lasciando Eni. Ha ricevuto una buonuscita record per le partecipate italiane, pari a 8,3 milioni di euro lordi. La buonuscita da contratto è stata calcolata sulla base di uno stipendio che nell’ultimo anno di dirigenza è stato pari a 4,86 milioni di euro lordi, 365mila euro al mese.

Scaroni presidente del Milan

Con Rothschild Scaroni mantiene un’attenta presenza nel mondo della finanza internazionale. Nel contesto internazionale, del resto, era già noto in quanto era stato consigliere di amministrazione di Assicurazioni Generali e vicepresidente non esecutivo del London Stock Exchange Group diventando inoltre, dal 2014, membro del CdA della società di rinnovabili Veolia.

Il 14 aprile 2017 entra a far parte del consiglio di amministrazione del Milan dopo la cessione del club da Fininvest all’imprenditore cinese Li Yonghong. Il 21 luglio 2018, a seguito del passaggio del Milan dall’inadempiente Li Yonghong al fondo d’investimento americano Elliott Management Corporation, viene nominato presidente. Nell’estate 2022 è confermato presidente dalla nuova proprietà, il fondo Redbird.

Da presidente del Milan Scaroni si è fatto portavoce di un’attiva interlocuzione con le istituzioni volta soprattutto a far approvare il progetto per un nuovo stadio; e pubblicizzare il progetto di una “Superlega” europea. Nel 2021-2022 vince, da presidente, lo scudetto conquistato dai rossoneri per la prima volta da undici anni. Nel frattempo, insediatosi a Roma il governo Draghi, Scaroni è stato tra i principali amici personali del premier ad essere cercato come consigliere su nomine, poltrone e strategie del settore cruciale dell’energia. A testimonianza di un’influenza di sistema che per il più che 75enne manager veneto è frutto di una carriera ai vertici nell’industria e nel sistema-Paese.

Famiglia, vita privata e stipendio

Paolo Scaroni è attualmente sposato con Francesca Zanconato e ha tre figli: Clementina, Bruno e Alvise. Nel 1996 Nel 1996 ha scritto un libro “Professione Manager” in cui racconta la sua vita tra carriera in ascesa e vicende giudiziare. Ha anche ricevuto numerose onorificenze.. Nel 2003 è stato nominato Cavaliere del Lavoro; nel Giugno 2013 Commandeur della Legion D’Honneur; e mentre era in Techint è stato decorato dell’Ordine dell’Amicizia dall’Unione Sovietica.

Celebre per il suo stile casual con cui ama presentarsi ai meeting delle sue aziende,Scaroni ha sempre strappato contratti importanti. In Eni, come detto, 4,86 milioni di euro di retribuzione annua lorda; in Enel, ne prendeva 1,4. Nel Milan dal 2018 il CdA ha deciso di attribuire a Paolo Scaroni per la carica di presidente un compenso annuo di 200.000 euro lordi; riconoscergli inoltre, quale compenso per l’incarico speciale legato al progetto stadio e ai rapporti istituzionali, un emolumento fisso lordo annuo di 400.000 euro. Lo stipendio di Scaroni come presidente del Milan è quindi di 600.000 euro lordi. Con gli ingressi da Rothschild, si stima che il totale di stipendio di Scaroni arrivi a 1,36 milioni di euro annui secondo Peope Ai.