La seconda giovinezza di Scaroni: i suoi fedelissimi tornano in voga con Meloni

La seconda giovinezza di Paolo Scaroni: il suo "partito" è in pieno movimento. E tra Milano e Roma dialoga col governo Meloni

Perchè questo articolo potrebbe interessarti? I governi cambiano ma i protagonisti dello Stato restano: col centrodestra al potere torna in auge la vecchia classe dirigente. E per capire dove andrà Giorgia Meloni bisogna capire come si muovono figure di peso come Paolo Scaroni e i suoi fedelissimi.

Cosa hanno in comune le mosse di Letizia Morattifresca di dimissioni da Regione Lombardia, e quelle del vicepresidente di Rotschild e presidente del Milan Paolo ScaroniEntrambe segnalano il dinamismo di due esponenti della vecchia guardia della politica e del mondo imprenditoriale milanese che guarda a Roma.

E se le manovre dell’ex sindaco di Milano e probabile futuro ad di Milano-Cortina 2026, che non ha ancora chiuso la porta alla corsa per Regione Lombardia, sono da tempo sotto i riflettori, non meno rilevanti, anche se meno attenzionate, sono le mosse dell’ex ad dell’Eni.

Valentini e Abodi, “fedelissimi” di Scaroni nel governo Meloni

A 76 anni Scaroni vive una vera e propria seconda giovinezza.

Incassa l’approvazione del sindaco Beppe Sala al nuovo stadio del Milan e dell’Inter a lungo agognato; torna nel pieno della partita politica delle nomine al passaggio tra il governo Draghi e quello Meloni; è cercato, con un’agenda foltissima e vede i suoi vecchi amici e fedelissimi mirare a posizioni di crescente prestigio.

L’ultimo in ordine di tempo è stato il vecchio compagno d’avventura nelle scorribande in Est Europa a caccia di gas russo, Valentino Valentini. Lo stratega di Forza Italia, molto vicino a Silvio Berlusconi, è entrato nella squadra dei sottosegretari del governo Meloni: andrà a fare il viceministro di Adolfo Urso allo Sviluppo Economico, in virtù della carica potrà avere su determinate questioni voci anche, se convocato, in Consiglio dei Ministri, si occuperà di asset strategici come le telecomunicazioni.

Poco prima di lui, un’altra figura vicina a Scaroni era entrata nel cuore del governo: Andrea Abodi è stato infatti nominato Ministro dello Sport e delle Politiche Giovanili dall’onorevole romana e vanta con Scaroni un rapporto di stima reciproca che più volte si è materializzata sotto forma del sostegno pubblico del manager vicentino al neo-ministro.

A marzo, Scaroni tentò invano di opporre la candidatura dell’allora presidente dell’Istituto per il Credito Sportivo a quella di Lorenzo Casini, capo di gabinetto di Dario Franceschini al Ministero della Cultura, per la carica di presidente della Lega Serie A.

Con Abodi Scaroni (e la Moratti) ha condiviso l’accostamento a Milano-Cortina 2026. E ritiene si sia fatto un grande passo avanti. Il sostegno pubblico di un manager nettamente schierato a destra passato alla carica ministeriale per gli investimenti in grandi opere sportive lascia presagire un semaforo verde per lo stadio milanese anche dalle parti di Palazzo Chigi.

Mantovano, un rapporto consolidato con Scaroni

Ma non finisce qui. Scaroni ha un discreto ma consolidato rapporto anche con Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio che dovrà portare Meloni laddove il suo “regista” di partito, Giovanbattista Fazzolari, non è ancora in grado di condurla: nei gangli del potere e degli apparati romani, gestendo una rete consolidata di nomine e strutture organizzative in cui, nel campo del centrodestra, molti nomi del passato tornano in auge.

Scaroni, da questo punto di vista, era tornato in campo già nell’era Draghi, assieme a quei “Ragazzi del Novantadue” chiamati dall’ex presidente della Bce nella stretta cerchia di consiglieri più ascoltati. Il “partito” che Scaroni può mobilitare in asse col governo, e non solo, resta comunque consistente. Fanno parte del pacchetto di mischia dei fedelissimi di Scaroni ascesi a posizioni apicali molti volti noti della sua stagione all’Eni.

Lucchini, Bellodi, Saccone: la carriera degli ex Eni

A luglio, secondo quanto risulta a True News, nel suo giro di incontri di accreditamento tra i big dell’economia e della finanza italiani Giorgia Meloni avrebbe puntato molte fiches su un incontro conoscitivo con Stefano Lucchini. Oggi capo della comunicazione istituzionale di Intesa San Paolo. Lucchini è uno dei top manager decollati durante l’era Scaroni in Eni (2005-2014); durante la quale assurse al ruolo di Direttore delle Relazioni Istituzionali e Comunicazione.

Il  vice presidente ai Rapporti Istituzionali era Lorenzo Bellodi, tra i massimi esperti italiani di geopolitica energetica, oggi membro dell’Executive Office of Anti-Money Laundering and Counter Terrorism Finance di Dubai, una delle istituzioni anti-riciclaggio più importanti al mondo, esperto di mondo arabo e per anni consulente della Lybian Investment Authority. Il capo della Security di Eni ai tempi di Scaroni ed ex alto ufficiale del Sismi, Umberto Saccone, ha consolidato lo storico legame tra i big vicini a Scaroni e il mondo anglo-americano. Saccone è leader della divisione per la sicurezza dei dipendenti e degli asset fisici della multinazionale di consulenza britannica EY.

Descalzi “l’americano”: ponte tra Scaroni e Meloni

E non sorprende che per diverse settimane Meloni abbia accarezzato il sogno di nominare Ministro degli Esteri nientemeno che Claudio Descalzi. Il successore di Scaroni nel Cane a sei zampe. Il “partito” fondato da Scaroni e radicatosi tra aziende, istituzioni e enti pubblici ha prodotto figure di alto valore manageriale e con una radicata esperienza; ancor più preziose in questi tempi in cui la necessità di legami sul fronte atlantico è un prerequisito per assurgere a posizioni apicali.

E proprio Descalzi è stato, assieme a Draghi, premiato nel maggio scorso dall’Atlantic Council per il ruolo giocato nei rapporti transatlantici. Un premio, questo, che fonti vicine agli ambienti dell’Ambasciata Usa di Villa Taverna confermano aver avuto la regia, per l’assegnazione, del duo Lucchini-Scaroni.

Alverà pronto a tornare in campo

In questo contesto, la prossima tornata di nomine potrebbe favorire, sulla scia del dinamismo di Scaroni e del suo partito, un ritorno in auge importante: quello di Marco Alverà, ex amministratore delegato di Snam, potenzialmente in predicato di un ritorno in grande stile. Eni, Enel, Terna: il “piatto” delle partecipate dell’energia è ricco in vista della prima tornata di nomine del centrodestra. Tra apparati pubblici e consiglieri privati, la vecchia guardia del centrodestra avrà gran voce in capitolo.

Passato a guidare Eni, Scaroni nel 2005 con la sua gestione contribuì al passaggio di Alverà; con cui aveva lavorato in Enel, al Cane a sei zampe. Partito come direttore supply & portfolio development della divisione Gas & Power, Alverà è restato all’Eni per undici anni, attraversando l’intera gestione Scaroni e il primo biennio di quella Descalzi, iniziata nel 2014. Nel 2016, quando in Eni ricopriva la carica di direttore del mercato Gas &  Power, Alverà è stato chiamato alla guida di Snam come amministratore delegato, ricoprendo l’incarico fino al maggio scorso. Ora prepara un rientro importante, sulla scia dell’attivismo del suo storico mentore. Protagonista indispensabile di una classe dirigente che tra Milano e Roma rafforza il suo attivismo e in cerca di nuovi riferimenti. Molto spesso provenienti direttamente dalla sua stessa storia.