Alemanno a Meloni: “Troppa Nato non aiuta l’interesse nazionale”

Gianni Alemanno, ex colonnello An e sindaco di Roma, si discosta dalla linea di politica estera atlantista di Meloni

Perché questo articolo potrebbe interessarti? Dal giorno della vittoria elettorale di Fratelli d’Italia, si è riaperto il dibattito sull’evoluzione e sulla storia della destra italiana. Un percorso che dal Msi ha portato ad Alleanza Nazionale ed è culminato con l’ascesa della leader di Fdi a Palazzo Chigi. Una delle linee di demarcazione all’interno della destra e della stessa coalizione di centrodestra è la posizione da tenere sulla guerra in Ucraina. Se Meloni non transige su un ferreo atlantismo, ci sono altri personaggi provenienti dalla stessa storia che rivendicano un approccio diverso.

Uno di loro è Gianni Alemanno, ex deputato e sindaco di Roma, già “colonnello” di An, che addirittura è tra gli animatori del comitato “Fermare la guerra”.

“La posizione di Fratelli d’Italia e del presidente del Consiglio Meloni sull’Ucraina si basa su due equivoci. Il primo è che si possa servire l’interesse nazionale facendo i primi della classe sull’Alleanza Atlantica; il secondo è che la responsabilità dell’attuale conflitto sia da attribuire esclusivamente alla Russia”.

Lo spiega a True-news.it Gianni Alemanno.

Alemanno per “Fermare la guerra”

L’ex sindaco e parlamentare è tra i fondatori del comitato “Fermare la guerra”, associazione di volontariato che ha anche presentato un manifesto in 15 punti per dare avvio a una conferenza di Pace tra i due paesi in guerra. Alla presentazione del manifesto, il 5 settembre a Roma, erano presenti altri ex parlamentari di An come Marcello Taglialatela, Francesco Biava e Marco Martinelli.

Al primo convegno a maggio c’erano anche intellettuali vicini alla destra come Franco Cardini.

“La Russia ovviamente ha delle enormi responsabilità, ma le ragioni del conflitto non si spiegano se non si analizzano gli otto anni precedenti di guerra civile in Donbass e di provocazioni anche da parte dell’Ucraina”, prosegue il ragionamento di Alemanno.

Stop alle armi

Che propone: “L’Italia non deve più mandare armi all’Ucraina e deve assumere una posizione di neutralità attiva, favorendo l’avvio di un processo di pace”.

“Questa è l’unica posizione che tutela l’interesse nazionale, Draghi ha sbagliato mettendoci in una posizione di Paese co-belligerante, ora bisogna cambiare rotta”, insiste l’ex esponente di An.

Alemanno, nonostante le differenze di vedute, spera ancora in un cambio di atteggiamento da parte del governo guidato dalla sua ex compagna di partito Meloni. “Sì, ci spero – risponde a True-News.it – spero il presidente Meloni corregga la rotta non appena avrà informazioni più dettagliate dai servizi segreti”.

Storia della destra e interesse nazionale per Alemanno

E ancora il tema dell’interesse nazionale: “Meloni ha sempre detto che l’interesse nazionale è la spinta che guida questo governo e la difesa dell’interesse nazionale deve passare per forza da una neutralità attiva, anche perché questa situazione in cui siamo così esposti può avere gravi conseguenze a livello economico e a livello geopolitico, solo un ultra-filo americano come Draghi non lo capirebbe”.

Infine un excursus sulla storia della destra italiana, segnata da sempre da una divisione tra atlantisti e quelli che Alemanno chiama “europeisti”. “All’interno della destra hanno convissuto sempre due posizioni: una filo-atlantica in chiave anti-comunista e un’altra più europeista, che vedeva l’Europa come un terzo polo tra i due blocchi – spiega l’ex ministro – all’epoca la sintesi era rappresentata dall’atlantismo critico di Almirante, che appoggiava la Nato ma metteva una serie di paletti”.

I tempi che cambiano

Ma ora i tempi sono cambiati. “Questa posizione, con la fine dei due blocchi ideologici, oggi ha meno senso, dato che non siamo di fronte all’Unione Sovietica ma di fronte a una Russia autoritaria che però è molto più simile all’Occidente di quanto non fosse il comunismo dell’Urss”. “A maggior ragione l’asse della destra dovrebbe spostarsi su un europeismo alternativo”, la conclusione.