Chi è Marco Alverà, alla guida di Snam: famiglia, stipendio, carriera

Chi è Marco Alverà, che si è affermato come uno dei più importanti manager nel settore energetico dopo una lunga carriera

La stagione delle nomine si avvicina, destinata a animare nelle prossime settimane i palazzi della politica e le stanze del governo dopo che si sarà conclusa la corsa al Quirinale, e Marco Alverà è accreditato per essere nuovamente uno dei suoi protagonisti. Il 46enne amministratore delegato di Snam è infatti fortemente accreditato della possibilità di una conferma alla guida del gruppo di San Donato Milanese nel quadro del round di definizione dei vertici delle partecipate i cui consigli sono in via di scadenza.

Per Alverà questo consentirebbe un terzo mandato triennale alla guida di Snam in una fase decisiva per implementare il piano industriale 2021-2025 che rappresenta uno dei frutti più importanti della sua gestione. 

Chi è Marco Alverà: famiglia

Nato a New York nel 1976, discende da una storica famiglia di Venezia Alverà si è affermato come uno dei più importanti manager nel settore energetico dopo una lunga carriera che lo ha visto protagonista in diversi contesti strutturati fin dalla giovane età, tanto che il portale Top Manager lo pone tra i cinque manager con la migliore reputazione nel suo ramo.

Assieme a lui, Claudio Descalzi (Enel), Francesco Starace (Enel), Stefano Donnarumma (Terna), Renato Mazzoncini (A2A).

Marco Alverà: formazione e carriera

Dopo la laurea in Filosofia ed Economia alla London School of Economics, ha iniziato il suo percorso professionale in Goldman Sachs a Londra. Nel 2000 fonda, insieme ad altri soci, Netesi, la prima azienda italiana di ADSL a banda larga, ceduta due anni dopo a Telecom Italia per la considerevole cifra di 69 milioni di euro.

In seguito Alverà è stato scelto, proprio nel 2002, da Enel, guidata allora da Paolo Scaroni, per guidare le corporate strategy dell’aziende strategica dell’energia elettrica. Il suo percorso, eccezion fatta per un ritorno nel mondo delle tlc come Chief Financial Officer di Wind tra il 2004 e il 2005, sarà da allora in avanti indissolubilmente legato al mondo dell’energia.

Dopo Enel, undici anni in Eni

Passato a guidare Eni, Scaroni nel 2005 con la sua gestione contribuì al passaggio di Alverà al Cane a sei zampe.

Partito come direttore supply & portfolio development della divisione Gas & Power, Alverà è restato all’Eni per undici anni, attraversando l’intera gestione Scaroni e il primo biennio di quella Descalzi, iniziata nel 2014. Nel 2016, quando in Eni ricopriva la carica di direttore del mercato Gas &  Power, Alverà è stato chiamato alla guida di Snam come amministratore delegato.

Marco Alverà alla guida di Snam

Con la sua gestione il gruppo italiano leader del processo di stoccaggio,  trasporto e gestione delle infrastrutture legate al gas naturale, partecipato dal Ministero del Tesoro attraverso CDP Reti, ha operato una crescita multidimensionale.

In particolare, la Snam targata Alverà ha investito e si è mossa nel quadro delle principali partite energetiche e geopolitiche europee per consolidare un triplice risultato. In primo luogo, mantenere la posizione di leadership nell’attuale core business; in secondo luogo, partecipare alle gare strategiche per promuovere la centralità dell’Italia come perno del mercato euromediterraneo dell’oro blu; infine, investire guardando alla transizione energetica puntando fortemente sull’idrogeno e, al tempo stesso, valorizzando la natura dual use delle infrastrutture Snam.

Snam è protagonista nella partita euromediterranea dei gasdotti; ha incamerato assieme a Enagas e Fluxys quote strategiche della multiutility greca Desfa, che possiede e gestisce, in regime regolato, una rete di trasporto ad alta pressione di circa 1.500 km e rappresenta il naturale complemento del gruppo di San Donato Milanese nello strategico Paese mediterraneo; è assieme alla British Petroleum e al colosso di Stato azero Socar uno dei tre soci di maggioranza relativa, con il 20% delle quote, del consorzio Trans Adriatic Pipeline che nel 2021 ha contribuito a portare con il gasdotto TAP 10 miliardi di metri cubi di oro blu azero in Italia, alleviando notevolmente la crisi dei prezzi nel mercato interno.

Nel novembre 2021, infine, Alverà ha annunciato l’avvio di un piano di investimenti al 2025 volto a consolidare la presenza del gruppo del business dell’energia rinnovabile e nel campo della transizione energetica. Nella visione di Snam, il gas naturale sarà la risorsa ponte verso il futuro.

Il futuro di Snam: la visione del gas naturale

Ed è proprio questo piano industriale che Alverà governerà se la prevista riconferma andrà in porto. Tra il 2021 e il 2025 Snam prevede di attivare 8,1 miliardi di euro di investimenti diretti destinati a generare, nell’ottica del management, significativi impatti economici: tra il 2022 e il 2030 per la società è infatti stimata una crescita media annua del margine operativo lordo legato all’attività operativa (Ebitda) tra il 6 e l’8%.

Snam inserisce questa visione in un piano più ad ampio raggio, avente come orizzonte il 2030 e i cui tratti si possono comprendere leggendo i saggi scritti, tra cui Rivoluzione idrogeno, pubblicato da Mondadori nel 2020. In futuro Snam ritiene che puntando forte sullo sfruttamento industriale dell’elemento più presente nell’universo potrà cogliere nuove e importanti opportunità di sviluppo nel corso di tutto il prossimo decisivo decennio, nel quale è prevista una forte accelerazione della transizione energetica per raggiungere gli obiettivi “net zero” con investimenti crescenti, in particolare, nelle infrastrutture per il trasporto e lo stoccaggio di energia, oltre che nei progetti lungo tutta la catena del valore delle fonti verdi. L’azienda da tempo lavora per riposizionarsi al meglio sulla catena del valore sfruttando il suo potenziale tecnologico e mira a garantire la continuità operativa e gestionale che ha permesso ad Alverà di portare in dote agli azionisti cospicui dividendi fin dalla sua ascesa in Snam.

Dalle parti di Piazza Santa Barbara l’analisi dell’ultimo quinquennio mostra bilanci in rapida espansione e una crescita dei risultati decisamente incoraggiante. Nel 2016, dopo lo scorporo di Italgas, Snam registrava 2,757 miliardi di euro di fatturato e un utile di quasi 623 milioni di euro; dagli anni successivi, mai il gruppo guidato da Alverà ha presentato utili inferiori al miliardo di euro. Nel 2020 i bilanci presentavano un trend di netta crescita non fermata nemmeno dalla pandemia. Snam ha chiuso l’esercizio con un +13% di fatturato su base annua (3,399 miliardi di euro) e un utile al netto delle imposte di 1,35 miliardi, pari al 39,71% dei ricavi. I dati del periodo gennaio-settembre, inoltre, segnalano che nel 2021 Snam potrebbe avere segnato un’ulteriore crescita del 7% degli utili (questo il risultato dei primi nove mesi su cui esistono dati consolidati e ha, parallelamente, alzato dal 45% al 55% l’obiettivo di taglio delle emissioni con base 2015 da conseguire entro il 2025. Unire sviluppo e sostenibilità sarà la sfida del prossimo triennio. Un triennio che con ogni probabilità vedrà in sella a Snam l’artefice delle strategie che hanno potenziato il gruppo: Marco Alverà.

La famiglia di Marco Alverà

Per quanto riguarda la vita privata, sappiamo che Marco Alverà vive a Milano con Selvaggia e le loro due figlie Lipsi e Greta, di dieci e otto anni. Ama vogare e andare in barca a vela in laguna a Venezia, città di cui è originaria la sua famiglia. Per Salani Editore ha pubblicato il libro “Zhero. Il segreto dell’acqua”.

 

 

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Quanto guadagna Marco Alverà

Nel 2018 Marco Alverà ha guadagnato 1,61 milioni. Lo stipendio comprende i bonus ed eventuali premi in azioni. L’importo è al lordo delle tasse. Il guadagno netto più o meno è la metà del lordo.