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Volete farci rimpiangere Spadafora?

Nessun Ministro dello Sport (per ora) nel governo Draghi, mentre prosegue la polemica sul Presidente del Coni Malagò.

La mancata nomina di un ministro competente e l’assegnazione diretta delle deleghe (per ora) direttamente in capo al presidente del Consiglio, Mario Draghi, continuano ad alimentare mal di pancia nel settore che ritiene di non aver vista riconosciuta la propria importanza. Anche perché lo sport sembra uscito dall’agenda del nuovo Governo mentre la crisi continua a mordere e tra la base (ferma) e il vertice (alle prese con il crollo dei ricavi) è difficile individuare chi se la passi peggio.

I nervi sono tesi e così è bastata un’innocente paginetta spedita da Figc e Lega Serie al presidente Draghi, per ricordare la necessità di interventi salva-calcio e sensibilizzarlo sui continui ritardi in materia stadi e infrastrutture, per provocare reazioni. In calce alla missiva, infatti, si poteva notare anche la firma del presidente del Coni Giovanni Malagò e la circostanza non è passata inosservata ai piani più bassi.

“Non è solo il calcio ad avere bisogno urgente di interventi e non è solo il calcio a fare i conti con le lentezze burocratiche italiane ma, chissà perché, solo il pallone si muove per conto suo e solo il pallone ottiene la benedizione del numero uno dei Coni” è il succo del pensiero circolato in quelle ore. E dire che Malagò dovrebbe avere attenzione per tutti, visto che dopo aver vinto la battaglia politica per l’autonomia del Coni rischia di vedersi svuotato dalla pandemia un settore che riguarda milioni di italiani.

La firma sotto la lettera dei pallonari non è stata apprezza ai piani bassi, insomma. Anche se l’intento era lodevole, e cioè provare a convincere Rocco Commisso e i pochi investitori stranieri che in Italia si può lavorare. La vicenda del ricorso di Italia Nostra che mette a rischio i lavori per il Viola Park, dopo che già il progetto nuovo stadio è stato affossato dalla politica, è un campanello d’allarme non da poco e il magnate statunitense comincia a fare i conti su quanto gli stia costando l’avventura fiorentina e su quali margini di sviluppo conservi. L’entusiasmo dei primi mesi non è detto sia destinato a durare in eterno…