L’ambiziosa strategia di Francesco Talò, regista diplomatico del governo Meloni

Francesco Talò è l'uomo nell'ombra della diplomazia italiana. Il consigliere diplomatico di Giorgia Meloni è il filo rosso tra ogni dossier.

Perché questo articolo potrebbe interessarti: Per capire chi decide le fondamentali linee guide della diplomazia italiana, è a Francesco Talò che bisogna guardare. Il vero regista della politica estera italiana è il consigliere di Giorgia Meloni, garante di atlantismo e europeismo.

Francesco Talò è l’uomo nell’ombra della diplomazia italiana. Regista delle prime mosse di politica estera del governo Meloni, il 64enne consigliere diplomatico di Palazzo Chigi è il filo rosso tra ogni dossier.

Talò, al fianco di Meloni su ogni dossier

Al vertice con la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, ove si parlava di Pnrr e debito, Talò era al fianco di Giorgia Meloni. Nel summit a Palazzo Chigi con Fumio Kishida, primo ministro giapponese, teneva in mano i dossier su alleanza in materia di Difesa e cooperazione tecnologica. Era con il premier a fianco di Papa Francesco durante la recente udienza privata e ha posto, assieme al sottosegretario Alfredo Mantovano, il tema della protezione dei cristiani perseguitati in cima all’agenda. Assieme a Guido Crosetto, è il riferimento degli Usa per il sostegno militare all’Ucraina e si sente spesso con il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan.

Di Sullivan, Talò è il vero emulo italiano: consigliere in materia di sicurezza nazionale prima ancora che diplomatico aggiunto nello staff di Giorgia Meloni. Artefice di una politica estera che a Roma è sempre più in capo a Palazzo Chigi piuttosto che alla Farnesina, è di fatto il vero riferimento per la politica estera del centrodestra. Scavalcando, in questo campo, il forzista Antonio Tajani. Titolare, sì, della carica formale di Ministro degli Esteri ma, assieme ad essa, di tutte le incombenze e gli orpelli diplomatici ad essa annessi.

Usa e Israele, stelle polari di Talò

Talò, invece, ha un profilo pienamente operativo. Si muove con la dimestichezza dell’ambasciatore di carriera (38 anni in diplomazia non sono un passaggio breve) ma facendo valere politicamente i suoi riferimenti politici. Aventi, al primo posto, Stati Uniti e Israele.

Talò è, sul piano diplomatico, il “figlio” di Giovanni Castellaneta, di cui fu primo consigliere tra il 2002 e il 2005. In quegli anni Castellaneta ricopriva il ruolo oggi in capo a Talò. Nominato ambasciatore a Washington, nel 2005, fu raggiunto due anni dopo da Talò. Il quale fu console generale a New York dal 2007 al 2011, prima di venire nominato ambasciatore a Tel Aviv. In Israele Talò è rimasto dal 2012 al 2017, contribuendo a consolidare i rapporti politici e securitari bilaterali con Roma.

Talò ha sempre messo il protagonismo italiano in Europa, la partecipazione attiva alla Nato, l’asse con gli Usa e la sponda con Tel Aviv al centro della sua visione diplomatica. Posizione, oggi, similare alla linea che Giorgia Meloni intende tenere. L’atlantismo è premessa indispensabile del governo di centrodestra, l’ascesa di Benjamin Netanyahu rilancia la possibilità di un asse Roma-Tel Aviv e su scenari come l’Ucraina Talò è perfettamente allineato sui dossier chiave.

La visione strategica del consigliere di Palazzo Chigi

Il consigliere diplomatico di Palazzo Chigi ha da tempo elaborato una sua concezione del contrasto alle ingerenze russe. Da atlantista convinto, ha guidato dopo Tel Aviv il nucleo per la cybersicurezza della Farnesina dal 2017 al 2019. In quella sede, ha più volte avvertito sulle ingerenze russe nella politica italiana e sulle attività degli hacker di Mosca. Allarme tornato in auge dopo lo scoppio del conflitto ucraino. Nell’aprile 2019, infine, è stato nominato dal governo Conte I ambasciatore italiano presso la Nato. Nella sua rappresentanza a Bruxelles Talò, ricorda Formiche, si è consolidato nei suoi rapporti con gli ambienti Usa.

Talò “ha lavorato su dossier cruciali come l’impegno al fianco dell’Ucraina davanti all’invasione della Russia”. Era presente a novembre quando Avril Haines, direttrice della comunità d’intelligence degli Stati Uniti, ha parlato di possibili mosse russe contro i partner Nato. Formiche ricorda inoltre il suo impegno per costruire il nuovo Concetto strategico che orienterà le azioni dell’Alleanza Atlantica per il prossimo decennio. Puntando fortemente sulla competizione contro Russia e Cina.

La mano di Talò dietro la linea di Meloni

Facile intravedere la linea netta del premier sui principali dossier negli ultimi mesi. La fermezza contro la Russia e a favore dell’Ucraina è sicuramente più marcata di quella della Farnesina marcata Tajani. Contro le presunte ambiguità degli alleati di governo, la leader di Fratelli d’Italia ha espanso la linea anti-russa di Mario Draghi.

Sul piano del contrasto alla Cina, Talò è al lavoro per le mosse future dopo la scadenza del Memorandum sulla Via della Seta firmato nel 2019 da Conte. E che a marzo verrà meno se, come sembra, Palazzo Chigi non lo rinnoverà.

In prospettiva, i bene informati ricordano che Talò può giocare un ruolo sulla posizione del governo italiano sull’Iran. La durissima condanna di Giorgia Meloni alla repressione delle proteste a Teheran parla chiaro. E in quest’ottica gli antichi legami di Talò con Israele possono giocare un ruolo nel consolidare un asse anti-Iran che può avere nell’Italia il suo perno europeo. Consolidando la diplomazia del governo Meloni nel solco dell’ortodossia atlantica. La più marcata continuità tra il nuovo governo e l’esecutivo di Mario Draghi. E Washington ringrazia.