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Braccio di ferro Pd-M5S sul candidato a Roma

L'alleanza in Parlamento subito in discussione per la corsa nella Capitale. Virginia Raggi vuole la riconferma, i dem spingono per Gualtieri

Non fatevi ingannare dalle apparenze e tantomeno dall’ “intergruppo” appena fondato in Parlamento. L’alleanza tra M5S e Pd è piena di tensioni e tutt’altro che salda. Come dimostra quanto sta accadendo sulle prossime elezioni amministrative, in particolare sulla scelta del candidato sindaco di Roma. Siamo infatti alla guerra di trincea con i due partiti armati fino ai denti e fermi sulle proprie convinzioni e posizioni.

Il M5S rivendica la poltrona, o meglio, è l’attuale primo cittadino a spingere per la sua stessa ricandidatura al punto da sfidare, due volte, la Piattaforma Rousseau. Virginia Raggi infatti ha chiesto di sottoporre agli iscritti il seguente quesito: volete me o uno scelto con l’alleanza M5S-Pd? Dall’altra parte del campo di battaglia l’idea di sostenere la Raggi non viene nemmeno presa in considerazione, per due motivi: il primo è che l’operato della sindaca viene considerato in maniera molto negativa. La seconda è che il Pd in generale si sente in diritto di poter scegliere un suo candidato per il Campidoglio. “Spiegateci perché dovremmo sostenere un candidato grillino quando tre quarti dei voti dell’alleanza sono nostri?” dice un alto esponente del partito al Nazareno. Ed il nome prescelto, come True-News aveva anticipato un mese fa, è quello dell’ex ministro delle Finanze, Roberto Gualtieri.

Posizioni inconciliabili, una vera e propria guerra di nervi che va poi allargata alle altre grandi città dove si dovrebbe votare in primavera (Covid permettendo). A Milano infatti Sala fa storia a sé ed i grillini non sanno ancora cosa fare: sostenerlo salvando l’alleanza o andare da soli? Il problema però è il peso generale dell’unione Pd-M5S: i grillini stanno perdendo voti e sono ad un passo anche dalla scissione in Parlamento. L’unica carta forte che hanno tra le mani è la figura di Giuseppe Conte. Il Partito democratico vuole quindi far pesare la posizione di forza (elettorale) senza fare troppe concessioni (al punto che nemmeno un’eventuale scelta dell’ex premier come prossimo candidato alle elezioni politiche viene data per scontata). Tensioni che resteranno anche quando un accordo globale si troverà. Perché alla fine, al tavolo delle trattative, i due contendenti sanno benissimo che l’unica possibilità che hanno per provare a vincere qualsiasi competizione elettorale (amministrativa o nazionale che sia) è stare uniti.