Giuro, io non la capirò mai questa mania di parlare di calcio da parte di chi ha ruoli pubblici. Sarà che non sono un gran tifoso (essendo un millennial milanista sono pure cresciuto sereno, nei successi della mia squadra di Invincibili), ma davvero questa cosa non la comprendo. Tutto ruota intorno alla simulazione clamorosa di Bastoni in Inter Juventus. C’è, e c’è poco da dire. Basta non essere ciechi. Qualcuno fa una domanda al sindaco di Milano Beppe Sala, che si mette a polemizzare con Alessandro Del Piero, che poi risponde. Un po’ come quando parlano di Inter con Ignazio La Russa, altro celebre ultra-tifoso interista. Un po’ come quando, nelle chat degli interisti (nelle quali per ovvie ragioni non sono) Stefano Boeri e altre archistar si mettono a scrivere di tutto.
Se anche i commenti da bar confluiscono nel dibattito pubblico
E poi queste robe, questo essere tifosi, questi dialoghi insistiti sul calcio, addirittura (addirittura!) arrivano in atti di inchiesta, in intercettazioni e tutto il resto. Io non so bene come dirlo ma… il calcio è pericoloso per la classe dirigente. E non per le simulazioni o le scorrettezze (gioco ancora a basket, e di colpi proibiti, ruberie varie e furbate ne vedo praticamente a ogni partita), ma perché nel mondo moderno anche i commenti da bar, che dovrebbero essere presi per quel che sono, e quindi un millimetro sotto – a livello di serietà – dalle cavolate da spogliatoio, diventano opinioni serie, concrete, sulle quali si confrontano i giornali, i giornalisti, gli opinionisti e in ultima analisi la gente. Forse un passo indietro verso la negazione del pop, da parte della politica, sarebbe anche una cosa positiva. Perché nella vita bisogna scegliere se essere prima tifosi o prima politici, architetti, giornalisti, eccetera eccetera.
