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La mappa delle correnti del Pd dal 2007 ad oggi

Il Partito Democratico è dal 2007, anno della sua fondazione, un partito dilaniato dalle correnti interne e dal frequente cambio di segretari

“Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare” cantava il maestro Battiato. Un leitmotiv che sembra aver fatto suo Matteo Renzi per scrivere “Controcorrente”, libro che racconta la svolta che ha portato alla caduta del governo Conte bis (a suo dire “il capolavoro di una politica che vive di idee e non si piega alla logica dei sondaggi e degli influencer”).

Il Pd, un partito dilaniato dalle correnti

Resta il fatto che la navigazione controcorrente dell’ex segretario è naufragata nelle paludi delle varie anime riottose del Pd, da cui è nel 2019 per fondare Italia Viva. L’ennesima storia di scissioni all’interno del più grande partito della sinistra italiana.

Correnti e anime, leader e sensibilità, maggioranza e minoranza, falchi e colombe. Dalla sua fondazione nel 2007 il Partito Democratico è terreno di scontro tra visioni e fazioni differenti, riunite sotto un unico simbolo, una continua bomba a orologerie che il segretario di turno è chiamato a disinnescare. Un lavoro usurante, visto che in 15 anni il partito ha conosciuto 10 segreterie diverse: tra Veltroni e il ritorno di Letta sono passati Franceschini, Bersani, Epifani, due volte Renzi, Orfini, Martina e Zingaretti.

2007-2021: il correntismo del Pd tra mediazioni e fuoriuscite

Una mediazione continua che non sempre porta i suoi frutti. In meno di vent’anni i dem si sono inseriti a pieno titolo nel solco della più triste tradizione dei cento anni della sinistra italiana: quella delle scissioni interne, da Livorno nel 1921 (tra comunisti e socialisti) a Firenze nel 2019 (tra dem e renziani).
Il Pd nasce nel 2007, dalla fusione dei Democratici di sinistra (Ds) – eredi del Partito comunista italiano, poi diventato Partito democratico di sinistra (Pds) – e dalla Margherita, forza politica centrista e riformista discendente dal Partito popolare italiano.

Pd: i fuoriusciti più celebri

Dopo neanche due anni, nel novembre 2009, Francesco Rutelli, ex sindaco di Roma e anima della Margherita, abbandona il Partito democratico per fondare Alleanza per l’Italia, poi dissoltasi nel 2016. Seguiranno nel 2015 le fuoriuscite di Giuseppe Civati (per fondare Possibile) e del gruppo Futuro a Sinistra guidato da Stefano Fassina e confluito in Sinistra Italiana nel 2017. Fino al 2019, l’anno delle scissioni di Carlo Calenda, fondator di Azione, e di Matteo Renzi per dare vita a Italia Viva.

Ma allora cosa resta di chi resta dentro il Pd, quali sono le principali correnti del Partito democratico?
La fondazione del partito ha alla base l’idea di creare un polo di centrosinistra, concorrenziale a quello del centrodestra e figlio delle riuscite alleanze della sinistra sotto l’egida di Prodi (Ulivo 1996 e Unione 2006), quando la sinistra riuscì a superare le frammentazioni del mondo progressista per allargare il campo e assurgere a una vocazione maggioritaria. È naturale che quella “fusione a freddo” che è il Pd – come l’ha ribattezza l’ultimo segretario del Pci, Achille Ochetto – contenga anime diverse; un po’ meno forse che le correnti dentro il partito siano ancora organizzate e strutturate come nella Prima Repubblica, con leader, loghi, sezioni e programmi alternativi.

La mappa delle correnti del Pd, da AreaDem ai Giovani Turchi

Provando a risalire la corrente delle varie correnti, la situazione fotografata dall’ultimo congresso del 14 marzo, successivo alle dimissioni di Zingaretti e che ha portato alla nomina di Enrico Letta a segretario, emergono quattro correnti principali dentro il partito: AreaDem, Dems, Base Riformista e Giovani Turchi, con le prime due che rappresentano quella che al momento è la maggioranza del partito e le ultime due in minoranza

AreaDem, la corrente vicina a Nicola Zingaretti

Vicino all’ex segretario Zingaretti e al suo successore Letta è AreaDem, ago della bilancia del partito con la sua ispirazione cristiano-democratica. Costituitasi nel 2009, ha come faro il ministro della Cultura Dario Franceschini. Tra i big figurano: l’ex ministra della Difesa Roberta Pinotti, i senatori Franco Mirabelli e Luigi Zanda e Piero Fassino.

I Dems

Quella dei Dems è la corrente legata al ministro del Lavoro e vicesegretario Andrea Orlando. Nata nel 2017 e molto vicina a Zingaretti e Letta, Dems annovera la vicepresidente del senato Anna Rossomando, l’ex ministro del governo Conte Giuseppe Provenzano e Antonio Misiani. 

Base riformista, contenitore per gli ex renziani

Allentandosi dalla segreteria, ci si imbatte in Base riformista, del ministro della Difesa Lorenzo Guerini e l’ex ministro dello Sport Luca Lotti. Vanta oltre 50 deputati e senatori – principalmente ex renziani – tra cui membri di spicco come Simona Bonafè, Andrea Marcucci ed Emanuele Fiano. Ha come portavoce Andrea Romano. Nel Congresso del 2019 ha sostenuto Maurizio Martina, poi uscito sconfitto, e da allora rappresenta la principale opposizione alla segreteria di Zingaretti. 

I giovani turchi

L’ala socialdemocratica del Partito democratico è quella dei Giovani turchi di Matteo Orfini. Nata nel 2010, ne fanno parte alcuni giovani parlamentari come Giuditta Pini e Chiara Gribaudo. Da sempre critica verso le segreterie più centriste, punta a riattivare nel partito le proposte più di sinistra

I gruppi di sinistra più radicale del Pd

Ai poli del partito esistono poi correnti marginali: come Sinistra radicale di Gianni Cuperlo; Energia Democratica, di impostazione liberale e fondata da Anna Ascani, a lungo vicina a Roberto Giachetti, oggi in Italia viva. Chiude l’elenco Fianco a Fianco di ispirazione socialista liberale, fondata dall’ex segretario Maurizio Martina (dimessosi dal Parlamento per andare alla Fao) e attualmente guidata da Graziano Delrio e che vanta esponenti di spicco come Tommaso Nannicini e Debora Serracchiani. 

Il Pd e il “partito dei sindaci”

Oltre le correnti, completano il quadro delle posizioni interne al partito i numerosi amministratori locali del Pd: il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, quello di Firenze Dario Nardella, i governatori Vincenzo De Luca e Stefano Bonaccini. Volti noti del parito, lontani dalla gestione nazionale ma al centro della strategia che vuole l’alleanza locale tra Pd e Movimento 5 Stelle.