Un nuovo grande Centro? L’idea piace più ai politici che agli elettori. Il sondaggio

Equilibri della politica italiana sfaldati: si torna a parlare di Centro, ma un sondaggio stronca i sogni di gloria. A meno che Draghi...

C’è un sondaggio che sta facendo pensare un noto partito politico. Un sondaggio commissionato all’indomani dell’elezione al Quirinale di Sergio Mattarella per il suo secondo mandato che ha mandato in frantumi quelli che fino ad una settimana fa erano i delicati equilibri della politica italiana.

Con Draghi o no? I tormenti all’interno del Movimento 5 Stelle

Centrodestra e centrosinistra infatti non esistono più, senza parlare dello sfaldamento interno ad alcuni dei principali partiti, soprattutto il Movimento 5 Stelle la cui anima filo Draghi, capitanata da Luigi Di Maio, sembra essere destinata inesorabilmente a lasciare il partito (fu) del «Vaffa…».

Ritorna in auge il progetto del grande “Centro”. Ma un sondaggio stronca l’idea

In tutto questo si fa un gran parlare di «Centro», idea politica che in Italia storicamente piace tanto e che oggi, con lo sfascio generale, viene riproposta da più parti. Ed è proprio in merito a questo che un partito prima di decidere le prossime delicate mosse in vista delle elezioni politiche 2023 ha chiesto ad un istituto di rilevazione a quanto potrebbe ammontare in termini di voti questo fantomatico nuovo partito.

Il risultato avrebbe portato ad una cifra molto al di sotto delle aspettative. Chi infatti sognava un 20% se non una cifra superiore stando a questa rilevazione si è trovato davanti ad una forchetta più bassa, tra il 12 ed il 15%.

Nel sondaggio poi ci sarebbe anche un’analisi sulla provenienza di questo corpo elettorale: facile pensare che il partito di Giovanni Toti ci sia nella sua totalità, ma parliamo di 1% e decimali, non di più.

Il grosso verrebbe da Forza Italia che però riuscirebbe a trascinare in questa nuova avventura poco meno della metà del suo elettorato. Una parte infatti si riconosce fortemente di destra e così andrebbe a legarsi a Salvini ed alla Meloni. Discorso a parte lo merita Matteo Renzi, i cui elettori (e uomini in parlamento) hanno fedeltà assoluta verso il loro leader.

Dalla Lega arriverebbero poco più che briciole anche perché Giorgetti, indicato come anima governativa, in realtà non avrebbe alcuna intenzione di lasciare Salvini.

La vera incognita è il peso di quella parte del Movimento 5 Stelle legata a Lugi Di Maio che di questa nuova realtà diventerebbe figura portante e trainante.

L’attuale ministro degli Esteri può contare su circa 80-90 parlamentari dalla sua, un numero significativo. Ma al momento del voto conterà la gente, la base del Movimento, e da questo punto di vista sembra che l’eventuale scissione si dovrebbe risolvere con una cifra non superiore al 3%.

Ma una legge elettorale proporzionale cambierebbe tutto

Ecco quindi spiegata quella cifra tra il 12 ed il 15% che se da una parte delude dall’altra come conseguenza politica immediata ha la forte spinta verso la legge elettorale proporzionale dove un risultato analogo potrebbe risultare determinante per la costruzione di questa o quella coalizione.

Il sogno: Mario Draghi al centro del nuovo progetto centrista

Ma il vero sogno nel cassetto è che a questa nuova realtà possa legarsi in maniera chiara e forte il nome di Mario Draghi.

L’attuale premier, sia chiaro, non ha alcuna intenzione di fondare un suo partito o accettare la candidatura di alcuno. Ma se il centro potesse in qualche maniera battersi, fin da adesso, per una conferma dell’ex capo della Bce a Palazzo Chigi ecco che questo potrebbe trascinare una grossa fetta dei «Draghiani» presenti nella società (soprattutto tra gli indecisi dei sondaggi) cambiando e di tanto i numeri e le carte in tavola.