Brasile, l’esperto: “Lula contro Bolsonaro è anche cattolici contro protestanti”

Loris Zanatta, docente di Storia dell'America Latina a Bologna, analizza il Brasile al voto. Con un occhio a Sudamerica e Italia

Perchè questo articolo potrebbe interessarti? Domenica 30 ottobre il Brasile torna al voto per il ballottaggio tra Lula e Bolsonaro. Ma che paese va al voto? True-news.it ha intervistato Loris Zanatta, docente di Storia e Istituzioni dell’America Latina all’Università di Bologna. Il professore ed editorialista ha analizzato la situazione del Brasile al voto, con un occhio al Sudamerica e all’Italia. 

Brasile, 30 ottobre: Lula contro Bolsonaro, secondo round.

Un voto che potrebbe cambiare gli equilibri di un continente, il Sudamerica, che da alcuni anni è in fermento. Due settimane fa i brasiliani sono già stati chiamati alle urne, con una prima tornata elettorale sorprendente. A dispetto dei sondaggi, Lula è in vantaggio, ma solo di 5 punti sull’presidente uscente: 48 a 43%. Per commentate un’elezione che interessa da vicino anche l’Italia, True-news.it ha intervistato il professor Loris Zanatta.

Professore di Storia dell’America Latina all’Università di Bologna ed editorialista di importanti quotidiani in Italia e Sudamerica; di recente ha pubblicato “Il populismo gesuita: Perón, Fidel, Bergoglio” per Laterza.

Professor Zanatta, che paese è il Brasile al voto per la seconda volta tra pochi giorni?

Ovviamente un paese enormemente polarizzato. Il Brasile è diviso. L’impressione è che la maggior parte voti più per odio che per affinità. Metà dei brasiliani odiano Bolsonaro; e viceversa l’altra metà va alle urne contro Lula.

Al tempo stesso, il Brasile rimane per la sua storia un paese che è in grado di non trasformare la polarizzazione verbale in conflitto civile. E’ sempre stato così, fino ad ora. La speranza è che, chiunque vinca, passi comunque attraverso il Congresso. Dove il centro politico è forte, e necessario per entrambi. Siamo in uno stato di diritto, dove il potere giudiziario ha ancora un ruolo enorme. La vicenda di entrambi i candidati – soprattutto Lula – lo conferma.

E il Sudamerica? Dopo Costa Rica e Colombia, quello in Brasile è il terzo voto del 2022: è un continente ancora in fermento?

A livello democratico, il continente registra registra delle regressioni,  ma una tenuta generale. In questi mesi anno stanno vivendo passi indietro Cuba, il Nicaragua ed El Salvador; paesi che sono già sostanzialmente illiberali, non più democratici. E che conoscono un grado elevato di tolleranza da parte di altri governo, su tutti Messico e Argentina.

Per gli equilibri politici del continente, all’elezione di Gustavo Petro in Colombia, ha fatto da contrappeso la bocciatura del referendum cileno. In particolare, il voto sulla Costituzione in Cile è una cartina di tornasole positiva per il continente. I cileni hanno scelto il cambiamento, ma non quello estremo. Il voto in Brasile sarà dunque un cruciale per l’intero continente.

Bolsonaro contro Lula: è populismo di destra contro populismo di sinistra?

Non userei quest’espressione. Il populismo è populismo e basta, indipendentemente dalla connotazione politica. E il Brasile lo dimostra. Bolsonaro ha fatto una politica alla Lula, promettendo soldi ai poveri; viceversa, Lula si è avvicinato agli evangelisti, che sono storicamente il popolo del presidente uscente. Il populismo è il tutto: tende a trasformare la massa nel proprio popolo di riferimento. Lula e Bolsonaro non fanno eccezione. In passato, il candidato di sinistra ha dimostrato più rispetto verso le istituzioni di quanto ha fatto Bolsonaro.

Siamo di fronte a populismo cattolico, quello di Lula, che è comunitario e collettivista; contro un populismo individualista, quello di Bolsonaro.

È anche cattolici contro protestanti?

In parte sì; è una delle dimensioni  del confronto. Gli evangelici si sono trovati bene con Lula quando ha governato. Il nodo della questione è la corruzione, ,che mostra il cambiamento della base sociale in Brasile. Quando Lula vinse nel 2002, il suo Partito dei lavoratori rappresentava la parte moderna del paese, il centrosud; che oggi vota in blocco Bolsonaro. Mentre il PT ha ora come feudo la parte più povera del paese: il nord-est. L’impressione è che, puntando sull0assistenzialismo, Lula abbia perso i ceti produttivi nel paese. L’elettorato religioso è una componente importante; perchè è organizzata e numericamente rilevante. Quello evangelista, in particolare, è un blocco molto ricco e potente; anche se i cattolici sono la netta maggioranza. In America Latina la visione religiosa del mondo è ancora un sistema di valori dirimente. La dimensione religiosa influisce enormemente sulla vita; è un elemento culturale e politico centrale.

Quanto incide l’Italia nel voto in Brasile?

Gli italiani in Brasile non incidono. Ovviamente nel paese vivono milioni di brasiliani con origini italiane. Ma sono cittadini brasiliani totalmente integrati. La nostra comunità non incide a livello politico; si distribuisce senza differenziarsi. La vittoria di Meloni però può avere il suo peso. Fa sentire Bolsonaro, orfano di Trump, meno solo a livello internazionale. Un grande paese occidentale è ora governata da partiti sovranisti, e questo è certamente un segno incoraggiante per il presidente uscente.

Chi vincerà alla fine secondo lei?

Metto le mani avanti. Io non indovino mai coi pronostici; e anche i sondaggi hanno preso un abbaglio nell’ultima tornata. Credo che alla fine Lula ce la farà, ma sarà un voto molto tirato.