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Quirinale. Enrico Letta torna in Parlamento e dà le carte per il post Mattarella

Enrico Letta, incassato il seggio di Siena, torna a sedere in Parlamento. Dirigerà i suoi nell'elezione del successore di Mattarella

Il centrosinistra riparte da Siena, la città di Monte dei Paschi per una volta è sinonimo di festa per il Partito Democratico. Il segretario Enrico Letta ha vinto con 12 punti di vantaggio la sfida delle suppletive della Camera: tornerà in parlamento, sei anni dopo il doloroso addio frutto dello sgambetto di Matteo Renzi.

Ora Enrico può davvero stare sereno. Dalla presidenza del consiglio perduta nel 2014 al ritorno alla vigilia dell’elezione del Presidente della Repubblica, previste per il febbraio del 2022: nella partita del Quirinale è il Partito Democratico ad avere le carte in mano.

Enrico Letta e il progetto per “un nuovo Ulivo”

Nel commentare il voto delle Comunali che ha premiato il Pd nonostante il forte astensione, proprio da Siena Enrico Letta rilancia il progetto federatore di un nuovo Ulivo:Abbiamo vinto perché la coalizione è compatta. Questa grande vittoria del Pd rafforza l’Italia, perché rafforza il governo Draghi”.

Nessuna tentazione di tradurre il risultato in un voto anticipato, ha tranquillizzato il segretario, convinto che l’appoggio al governo Draghi e alla ripresa del paese abbia premiato alle urne il Pd. “Il centrodestra si può battere” assicura Letta, che sembra aver esorcizzato il timore dell’ineluttabilità della vittoria dell’asse Meloni-Salvini.

Nella maggioranza al sostegno di Draghi, Letta rivendica il feeling con Conte. Il dato forte dell’ultima tornata elettorale è proprio la sconfitta dei 5 stelle, che hanno perso Roma e Torino insieme con milioni di voti rispetto al 2016. Se per Conte “questo è il momento della semina del nuovo corso pentastellato”, Romano Prodi ha commentato che “i rapporti di forza sono cambiati”.

Se l’elettorato 5 Stelle sembra volubile e privo del controllo di Giuseppe Conte, un altro ex premier sembra poter esultare: il voto delle comunali fa battere un colpo a Italia Viva di Matteo Renzi. “Con l’1% abbiamo più consiglieri del Movimento 5 Stelle, adesso dobbiamo costruire un’area vasta di riformisti e liberali”.

Enrico Letta verso il progetto di “campo largo del centrosinistra”

Dopo mesi di tatticismi e proclami, sembra finalmente prendere spazio il “campo largo” del centrosinistra. Il Pd del federatore Enrico Letto sembrano ormai essere in grado di attirare tutta la galassia che va dal Movimento 5 Stelle a Italia Viva, passando per Azione di Carlo Calenda – altro protagonista dell’ultima tornata elettorale. La conferma arriva da Andrea Marcucci, capogruppo dem al Senato, che vede nei liberaldemocratici “l’area di evoluzione più naturale del centrosinistra. Lo straordinario risultato romano di Calenda dimostra che c’è un grande spazio politico con cui è prioritario dialogare”.

La partita per il Quirinale è aperta, la conferma arriva dal campo avversario, con Giorgia Meloni che “lancia una sfida al segretario del Pd: Fratelli d’Italia è pronta a votare Draghi alla presidenza della Repubblica a patto che si vada a votare immediatamente”.

Se il voto delle amministrative sembrano una boccata d’ossigeno per il governo Draghi – che ora può guardare con serenità alla scadenza della legislatura nel 2023 – nel pieno del semestre bianco, i fari sono puntati all’elezione del Presidente della Repubblica. Entrambi gli schieramenti, a destra e a sinistra, rivendicano la priorità sulla nomina del nuovo capo dello stato. Gli sviluppi recenti della politica vedono il centrosinistra – forte dell’affermazione elettorale e interamente dentro la maggioranza – in vantaggio.

Quirinale e Pd, una partita complessa

I numeri in parlamento mostrano però quanto sarà complessa la partita. Al netto di un’unità tutta da dimostrare tra schieramenti eterogenei e che potrebbero essere messi a dura prova dai nomi che usciranno alle Quiriniarie, il centrosinistra è davanti alla Camera (300 deputati a 271), mentre il centrodestra può fare la voce grossa in Senato dove ha un pungo di senatori in più (135 contro 128). Sarà cruciale allargare ulteriormente il campo, guardando a fuoriusciti, gruppo misto e piccoli schieramenti in parlamento.

Strategia e pallottoliere, nomi e accordi: per la partita del Quirinale il Pd ha le carte in mano e può fare la prima mossa, ma servono jolly.