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La provincia italiana ferita dalla crisi corre alle urne

Le conseguenze della pandemia rischiano di sconvolgere gli equilibri negli storici feudi di destra, sinistra e grillini

di Sara Greta Passarin

Non solo Roma e Milano, ma anche capoluoghi di provincia come Savona, Latina e Salerno andranno alle urne ad ottobre. Prefigurando una tornata di amministrative che non esclude colpi di scena.

Di certo chi si candida per entrare in Comune, oltre che affrontare i vecchi problemi, dovrà pensare necessariamente anche ai nuovi: povertà post-Covid che cresce, l’innovazione che avanza, strategie credibili per rilanciare quartieri e infrastrutture. 

C’è poi la questione della sostenibilità ambientale (o transizione ecologica) che costringerà ad un occhio di riguardo verso la salvaguardia del territorio. Senza dimenticare che ogni realtà ha problemi specifici da risolvere.

A Savona alcune questioni che coinvolgeranno il nuovo sindaco, per fare un esempio, saranno i rapporti di forza all’interno dell’autorità portuale (che non svilisca il ruolo di Savona rispetto a Genova) e il potenziamento dell’offerta infrastrutturale. La ricandidatura della sindaca Ilaria Caprioglio, civica di centrodestra, è ancora un rebus così come il progetto di una alleanza larga di centrosinistra (che tenga dentro anche grillini e Leu). Altre città di mare al voto sono Grosseto (in Toscana) Rimini e Ravenna, entrambe in Emilia Romagna, dove le idee di sinistra più radicale hanno ancora un peso importante e chissà che un ruolo non possano giocarlo anche il coagulo di forze che si sta radunando attorno all’astro nascente della sinistra, Elly Schlein, vice presidente di Regione con Bonaccini. 

Fa caso a sé invece Carbonia, in Sardegna, cinque anni fa conquistata dai grillini. Qui la sindaca Paola Massidda, non sostenuta da tutto il suo gruppo, ha già detto che non intende ripresentarsi dicendosi disponibile a un passo di lato. Al suo posto potrebbe candidarsi il grillino Gianluca Lai, ora vicesindaco, ma il quadro delle alleanze è in continua evoluzione. Nel Sud Italia invece si apriranno le urne a Salerno (ora amministrata dal Pd) ma anche a Cosenza, Caserta e Benevento, quest’ultima guidata dal “veterano della politica” Clemente Mastella.

Altre due città al voto sono Latina e Varese, storicamente feudi di destra ma amministrate dalla sinistra dal 2016.

Damiano Coletta, primo cittadino di Latina, ha già detto che vuole il bis e da civico di centrosinistra punta ad un’alleanza giallorossa. Ma il centrodestra, per contrastarlo, è deciso a presentarsi compatto e un film simile potrebbe verificarsi anche a Varese. Dove Roberto Maroni, ex ministro dell’interno leghista e governatore della Lombardia, ha provato a lanciarsi come carta vincente della destra. Difficile però che questa ipotesi possa sul serio prendere forma: troppi gli asti che negli anni si sono creati fra Maroni e i vertici della dirigenza leghista. L’ultimo? La riforma sanitaria che nel 2015 ha cambiato volto agli ospedali lombardi e con cui oggi Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia fanno i conti durante la pandemia. Nel profondo Nord andranno al voto anche Novara in Piemonte e Pordenone in Friuli Venezia Giulia.

Discorso a parte lo merita Trieste, capoluogo di Regione in Friuli Venezia Giulia. La città è amministrata da Roberto Di Piazza, sindaco di centrodestra, ma la sfida è aperta e gli avversari si stanno organizzando. L’ultimo atto politico di rilievo di Di Piazza, approvato anche dalla maggioranza dell’aula, è un accordo di programma per ridisegnare il futuro del porto vecchio. Mossa che ha dato il via, ufficialmente, alla campagna elettorale in città.