E’ uscita la nuova puntata di “Frontale”, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.com
L’esame dei flussi elettorali in Lombardia permette di analizzare nel dettaglio la distribuzione del consenso in occasione del recente referendum sulla giustizia. I dati analizzati su Frontale evidenziano una polarizzazione geografica che vede una distinzione tra i risultati dei centri urbani e quelli rilevati nel resto del territorio regionale.
Il valore dei numeri: il Sì in Lombardia al 53,56 per cento
Esiste una celebre immagine legata a un confronto tra Berlusconi e Prodi, in cui i numeri venivano paragonati ai lampioni a cui si aggrappano gli ubriachi. Sebbene la frase sia efficace, elaborare teorie senza dati appare complicato. Il punto di partenza è il 53,56 per cento: è la percentuale del Sì in tutta la Regione Lombardia. Si tratta di quasi 2 milioni e 600mila voti contro i 2 milioni e 230mila del No (46,44 per cento). A prima vista, la Lombardia (insieme a Veneto e Friuli Venezia Giulia) si conferma una delle tre regioni dove la riforma è stata votata.
Lo zoom sulle province: Milano unica eccezione al fronte del Sì
A Brescia provincia il Sì ha sfiorato il 60 per cento, a Bergamo quasi il 59, a Pavia quasi il 57, a Lodi il 56, a Cremona il 58, a Mantova il 53,59, a Varese il 55,61, a Como il 57,74, a Lecco circa il 55, a Sondrio quasi il 63, a Monza quasi il 53. Milano è l’unica provincia in cui ha vinto il No con il 53,76 per cento. Tutte le province lombarde hanno votato Sì, tranne Milano. Un dato da tenere a mente, anche in vista delle regionali 2028. La Lombardia appare politicamente stabile: confrontando i voti delle regionali 2023 con quelli del referendum, lo scostamento tra i blocchi destra-sinistra è praticamente nullo.
Lo zoom sulle città: i capoluoghi si confermano di centrosinistra
In tutti i capoluoghi ha vinto il No con vittorie abbastanza nette. Milano rappresenta la vittoria più significativa: nell’area metropolitana il No è a quota 53 per cento, mentre nella città di Milano raggiunge il 58,33 per cento. Le città si confermano dunque di centrosinistra. È interessante notare che il divario tra il No e il Sì è simile a quello registrato tra Majorino e Fontana: circa nove punti. Resta l’interrogativo su dove sia confluito il 14 per cento di riformisti che votò Moratti.
Il paradosso della Zona 1: la riforma vince nel cuore della Ztl
Nelle zone della città di Milano, il No vince ovunque con margini ampi, tranne che in Zona 1, dove il Sì prevale per un punto e mezzo. Risulta interessante notare che laddove il centrosinistra è storicamente più forte, ovvero nella Ztl, ha vinto il Sì. I riformisti, categoria che nel renzismo aveva trovato una collocazione stabile, appaiono oggi frammentati e divisi, presenti significativamente solo in Zona 1, senza un consenso generalizzato.
Azzardando qualche conclusione: il fattore giovani e la polarizzazione
In Lombardia non è cambiato praticamente nulla rispetto alle regionali: le città restano a sinistra, i piccoli centri a destra. I giovani hanno votato massicciamente per il No e appaiono fortemente polarizzati; se ricondotti al voto, tendono a orientarsi a sinistra. Resta da capire quanto a sinistra: in chiave amministrativa, se ci fosse un’offerta a sinistra del Pd (senza il campo largo), non è scontato che il voto giovanile converga su un candidato sindaco progressista.

