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Superlega, dopo lo stop alla Uefa che cosa fanno i club pentiti?

Ufficialmente sono fuori dal progetto Superlega, vincolati dal patto con la Uefa per limitare le sanzioni. Ma Milan, Inter & co...

Ufficialmente sono fuori dal progetto della Superlega, vincolati dal patto siglato con la Uefa per limitare le sanzioni a una piccola multa. Milan, Inter e le altre fuoriuscite lo sottolineano in ogni occasione pubblica, anche se la formula utilizzata è abbastanza neutra e va dal “la Superlega non esiste più nella forma in cui è stata presentata” al “rimangono tutti i problemi denunciati”. Come dire, fuori ma non troppo.

Superlega, le squadre inglesi rientrate in Premier League con la cenere sul capo

Un’eccezione la fanno le inglesi che hanno patteggiato anche un rientro col capo cosparso di cenere nella Premier League, sotto forma di donazione da 25 milioni di sterline per non meglio precisati progetti di sviluppo del football giovanile e, soprattutto, preannuncio di future durissime punizioni in caso di tentativi separatistici reiterati. Una scelta che dipende in larga parte dalle pressioni politiche del governo Johnson e anche dalla consapevolezza che in fondo la Premier League è già una Superlega a parte, con i suoi contratti televisivi multimiliardari che si mangiano la maggior parte della torta dei ricavi europei. E, last but not least, dopo la Brexit i club non sono nemmeno sicuri che un’eventuale pronuncia favorevole della Corte di Giustizia europea possa avere un qualche valore legale a Londra e dintorni. Anzi.

Superlega, le tre big italiane giocheranno la Champions League

Lo stop imposto al procedimento disciplinare contro i ribelli, che il numero uno di Nyon Aleksander Ceferin vuole esclusi dalla Champions League come pena esemplare a monito perenne, apre però nuovi scenari. Intanto certifica che il presidente della Uefa ha sbagliato a calibrare la sua battaglia mediatica contro Agnelli, il vero nemico, e gli altri; per due mesi ha abbaiato ma nel momento della verità si è dovuto piegare alla logica.

E cioè che non esiste camera disciplinare di nessuna organizzazione sportiva al mondo che possa permettersi di sbattere fuori da una competizione da centinaia di milioni di euro uno o più club se la giustizia ordinaria ha imposto di non farlo, se non altro temporaneamente in attesa di approfondimenti. Un errore non da poco, visto che proprio sull’immagine muscolare di Ceferin contro Agnelli si è basata la strategia delle ultime settimane. Minacce cadute nel nulla nel momento della verità. Le tre big giocheranno la prossima Champions League, poi si vedrà.

Superlega, giudizio Uefa sospeso. Ora i club pentiti che cosa fanno?

Sarà curioso capire come vorranno comportarsi nei prossimi mesi le altre, quelle del “la Superlega non esiste più nella forma in cui è stata presentata”. Perché formalmente sono ancora socie di Juventus, Real Madrid e Barcellona nella società fondata per far nascere la Superlega e che continua ad esistere ed è l’avversaria della Uefa nelle controverse giudiziarie. E se poi dovesse passare il concetto che Nyon non può vietare nulla a un’iniziativa privata e quindi non può erogare alcun tipo di sanzione, sarà interessante conoscere le reazioni in casa Singer e Zhang. Dove hanno sempre appoggiato e voluto la Superlega, tranne piegarsi alla ragion di stato e all’opportunità di evitare grane con la Uefa.

Ma se il lavoro sporco fatto da Agnelli e Perez dovesse portare frutti, potrebbero sempre immaginare di alzare il telefono e chiamare Nyon per chiedere il perché di un diverso trattamento. E magari rientrare dalla finestra nell’edificio abbandonato in fretta e furia uscendo dalla porta sul retro.