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Simone Inzaghi come Antonio Conte. Chi mette la faccia sull’Inter ridimensionata?

Con l'Inter ridimensionata puntare allo scudetto è quasi impossibile. Ma chi metterà la faccia sui nuovi obiettivi?

Chi mette la faccia sull’Inter ridimensionata? Chi si spende per dire ai tifosi che, venduti Lukaku e Hakimi, partito Conte e sparsa per l’Europa la sensazione sgradevole di un essere una sorta di supermercato aperto h24, ora l’obiettivo non può più essere lo scudetto ma un posto nella prossima Champions League?

Il tema è stato aperto a meno di due giorni dal debutto in campionato con un articolo sulla Gazzetta dello Sport in cui non compare alcun virgolettato ma viene riportato il pensiero di Simone Inzaghi.

Per Simone Inzaghi nuova squadra senza Hakimi e Lukaku

Il quale, va capito, è stato catapultato nella nuova realtà sapendo che ci sarebbero stati sacrifici ma non immaginando che gli sarebbero costati l’addio all’uomo simbolo dello scudetto di Conte, ovvero quel Lukaku che la proprietà cinese ha impacchettato e spedito al Chelsea ricevendo in cambio un bonifico da 115 milioni di euro reinvestito solo in maniera marginale sul mercato.

Inter, l’obiettivo realistico è il quarto posto in campionato

E dunque? Chi parla? Chi spiega che non si parte per vincere, ma per arrivare almeno quarti? Chi si assume la responsabilità di togliere pressione al tecnico raccontando alla gente la verità?

Il richiamo pare diretto a Marotta e ai dirigenti italiani, a loro volta contrari alla partenza di Lukaku. Il presidente Zhang, prima di rientrare in Cina per tornare in Italia chissà quando, in parte lo aveva anticipato ma evidentemente non basta. L’uscita della Gazzetta dello Sport, dietro la quale è abbastanza logico immaginare un confronto con lo stesso Inzaghi o con qualcuno a lui vicino, solleva il coperchio e riporta la lancetta indietro nel tempo.

Inter e Simone Inzaghi, rivincere lo scudetto è un’impresa quasi impossibile

Perché la questione delle aspettative degli obiettivi da dichiarare prima era tema caro anche ad Antonio Conte, tanto da arrivare a bandire la parola “scudetto” e arrivando ai violenti attacchi di alcune serate andate male. Ricordate il “sono stati fatti errori di programmazione, venisse qualche dirigente a dire qualcosa” post sconfitta a Dortmund o l’elenco puntiglioso dell’origine provinciale di molti dei ragazzi arrivati dal mercato. Oggi tocca a Inzaghi lanciare il messaggio, ripetendo un copione già visto e alzando il velo su una situazione che, evidentemente, è meno da Mulino Bianco di quanto si intravveda fuori. Con l’aggravante tecnica che l’ex laziale aspetta che altri ci mettano la faccia e, rispetto al predecessore, ha un Hakimi e un Lukaku in meno.