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Olimpiadi 2021: Di Francisca, Velasco e il giornalismo dei buonisti. A Tokyo è vietato criticare

La Rai allontana l'opinionista Elisa Di Francisca dopo lo scontro con Julio Velasco sul fioretto. Il giornalismo sportivo non sa più criticare

Il vero tema al centro delle Olimpiadi Tokyo 2021 degli italiani non sono le medaglie o i risultati ma la critica. Tutto nasce dal furioso scambio di dichiarazioni tra l’ex schermitrice, Elisa Di Francisca e l’ex ct storico della Nazionale di Pallavolo, Julio Velasco.

Lo scontro Elisa Di Francisca e Julio Velasco

Al centro della discussione il flop della scherma alle Olimpiadi, in particolare la mancata finale per la squadra di Fioretto femminile che poi ha conquistato un bronzo molto amaro. La sconfitta arrivata con la Francia in semifinale infatti è stato un mezzo regalo. Le azzurre sono state addirittura in vantaggio di 11 stoccate ma poi è arrivato il recupero inesorabile delle transalpine fino al 45-43. Colpa, soprattutto, degli ultimi due assalti di Arianna Errigo, assalti in cui quella che doveva essere la nostra atleta di punta ha subito un pesantissimo e decisivo 10-1.

Di Francisca: “Arianna Errigo soffre la pressione”

Tutto esplode poche ore dopo. La Di Francisca dice la sua: «Cipressa non è all’altezza per essere il c.t. del fioretto. Lo dicono i risultati. Serve una personalità più forte. A Londra con Cerioni come c.t. prendemmo tre ori e 5 medaglie. Forse l’ultimo assalto in semifinale avrebbe dovuto farlo Alice Volpi. Arianna Errigo è fortissima sia fisicamente che tecnicamente ma soffre le gare importanti, soprattutto le Olimpiadi.

Lo abbiamo visto ai Giochi di Rio e anche qui a Tokyo: è un peccato perché oggi le altre ragazze hanno tirato bene e invece Arianna, che dovrebbe essere la punta della squadra è mancata nel momento decisivo».

Julio Velasco: “Dichiarazioni disgustose”

Frasi che lasciano il segno. Poco dopo, sempre sulla Rai, la risposta di Velasco: «È disgustoso, queste dichiarazioni sono disgustose. Il problema non è se ha ragione o non ha ragione, se quell’atleta ha problemi nei momenti decisivi o no, è disgustoso il momento, i tempi, e parlare così di una collega e di un allenatore gratuitamente. Sembra che adesso cercare di essere buoni è un difetto. Adesso risulta che chi cerca il bene è un idiota buonista, ma non è così. L’educazione si basa sul reprimere certe cose che fanno male agli altri o che non fanno bene alla comunità. E questo sicuramente non fa bene alla scherma, non fa bene allo sport. Possiamo criticare ma questo è un attacco frontale. Poi in un momento in cui stanno sicuramente soffrendo vai a mettere il dito nella piaga, proprio tu che hai fatto quell’attività e sai cosa si prova».

Di Francisca, Velasco e il dietrofront della Rai

Dettaglio da tenere a mente: la Di Francisca era stata scelta dalla Rai come opinionista per il quotidiano programma in prima serata di analisi della giornata olimpica. Misteriosamente dopo le sue accuse è sparita… Silurata, sembrerebbe, in un battibaleno. Questa resta una decisione della Tv di Stato, che non capiamo, ma che ci allontana dal punto della questione. Che è la possibilità di criticare.

In Italia, soprattutto nello sport italiano, criticare non è più possibile, nemmeno per una come la Di Francisca chiamata, pagata, proprio per dare le sue opinioni. E cosa succede? Che viene criticata proprio per questo.

Sport e giornalismo, criticare è vietato

Criticare è diventato impossibile, è ritenuto offensivo. Chi critica è di solito definito invidioso, o cattivo o non in buona fede. Non si può criticare Valentino Rossi che da due anni non ha più il passo per stare con i pari categoria.

Non si può criticare Ciro Immobile che ha giocato alcune imbarazzanti partite al recente europeo. Non si può criticare la Ferrari che malgrado gli investimenti da record non ha una macchina decente da un decennio e non vince un mondiale piloti dai tempi di Schumacher.

Non si può criticare la scherma o un’atleta che ha fatto male, malissimo, condizionando il percorso della squadra. Non si può più criticare.

Fuori i giornalisti “che fanno le domande”

Forse perché il mondo dello sport, il giornalismo sportivo, non ha da anni il coraggio di farlo, seduto, bloccato anche da certi giochetti di alcune società e federazioni che, senza troppi giri di parole, allontanano i giornalisti scomodi, quelli che fanno domande dure, che criticano. Chiedere per esempio a Massimo Mauro o Lele Adani.

E non è una questione di essere buoni. Anzi. La colpa è che lo siamo stati troppo. E se la Di Francisca dice che la Arrigo soffre le grandi competizioni lo fa non per invidia o gelosia, racconta solo i fatti così come sono successi. E cosa ci sarebbe di cattivo nella verità? E quale sarebbe il momento giusto per raccontarla? Dopo tre mesi, forse? Quando la scherma è tornata a pagina 40 della Gazzetta dello Sport fino alla prossima Olimpiade?

Altrove la stampa fa di peggio, molto peggio. Qui in Italia gli atleti sono trattati con i guanti di velluto, coccolati, riveriti, incensati in maniera esagerata quando le cose vanno bene e protetti quando vanno male. A noi, tutto questo non piace.

Anche perché alla fine si tratta solo di critiche, di parole. Una mancata medaglia fa molto, ma molto più male.