Lega Serie A, il nome giusto (forse) viene dal passato. Ma non piace a Lotito

Lega Serie A, il tempo stringe: entro il 24 marzo i giochi devono essere fatti per evitare che la Figc (Gravina non vede l’ora) possa inviare da Roma un commissario

Come davanti a una clessidra che sta consumando tutto il tempo e la sabbia, i presidenti della Serie A si interrogano sul nome da portare in assemblea su cui far convergere finalmente il consenso necessario all’elezione del nuovo capo della Confindustria del pallone. Non ci sono più molti margini: entro il 24 marzo i giochi devono essere fatti per evitare che la Figc (Gravina non vede l’ora) possa inviare da Roma un commissario e regolare i conti con i ribelli che nelle ultime settimane lo hanno prima sfiduciato e poi attaccato pubblicamente davanti a Coni e Governo.

 

Sono giornate di trattative febbrili, insomma. Bruciati i nomi fin qui emersi, dal presidente di Confindustria Carlo Bonomi che si è fatto indietro, ma che non avrebbe mai raccolto la larga maggioranza che chiedeva, fino ad arrivare alle ipotesi Bini Smaghi e Masi, sul tavolo sono rimaste due ipotesi e il solito gioco di schieramenti.

Lega Serie A, i nomi in gioco

Da una parte Lorenzo Casini, capo gabinetto del Ministero della Cultura, dall’altra l’emergente Andrea Abodi, fino al prossimo 31 dicembre numero uno dei Credito Sportivo dove fu piazzato su spinta del PD e dove, in questi anni, si è segnalato per un certo attivismo pragmatico al fianco dei club che hanno presentato progetti per la ristrutturazione dei vecchi impianti, finanziati anche dalla banca dello sport.

Abodi che è spinto dal partito degli anti-Lotito, gli stessi che avevano convinto Bonomi a presentare la propria candidatura salvo poi ritirarla allo scoppio della crisi ucraina. Non un nome nuovo, ma certamente un curriculum di tutto rispetto visto il suo passato nel mondo del calcio professionistico: dal 2010 al 2017 presidente della Lega Serie B (in molti ne ricordano la capacità di tentare strade nuove) e poi sfidante sconfitto di Carlo Tavecchio nella corsa alla poltrona della Federcalcio nel 2017.

Tradito allora dal voto degli arbitri, così sostenne, mentre molti gli consigliavano un passo indietro per non bruciarsi. Lui, però, riteneva la Figc o la Lega Serie A la corretta evoluzione del suo percorso professionale.

Abodi sta alla finestra, ma…

Nel caso della Lega non gli è mai stata data l’occasione salvo tornare utile adesso, in un momento in cui la spinta a trovare un accordo e ad evitare il commissariamento potrebbe superare i veti incrociati.

Abodi è sostenuto dalle grandi – anche se la Juventus è segnalata ancora in posizione di apparente distacco – e, soprattutto, da quelli che vogliono sbarrare la strada all’uomo spinto da Claudio Lotito e Aurelio De Laurentiis. Sono loro, insieme alla Fiorentina, i grandi sponsor di Lorenzo Casini che, però, è già passato al vaglio dell’assemblea dei presidenti senza suscitare grandi entusiasmi.

Da politico sportivo consumato Abodi rimane, per ora, alla finestra. Una sua presenza nell’assemblea elettiva dell’11 marzo (la quarta, quindi bastano 11 voti su 20 per l’elezione) non è prevista mentre il messaggio che viene lanciato attraverso gli amici è che sta bene al Credito Sportivo pur essendo in scadenza a fine anno.

Trasferirsi al quarto piano di via Rosellini, però, non gli spiacerebbe. Anzi. Sarebbe una sorta di risarcimento dopo i ‘niet’ degli anni scorsi, quelli in cui sognava un carriera in ascesa salvo sbattere contro le logiche leghiste (nel senso della Lega).