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Juventus, logo arcobaleno? Il politically correct ci ha rotto le palle

La Juventus e il logo arcobaleno a favore dell'uguaglianza? Basta con gli inquinamenti politically correct nel mondo del calcio

Diventa arcobaleno il logo della Juventus, che si è voluta esprimere così a favore delle differenze, in un momento in cui il tema è tanto attuale. “Everybody loves football”, scrive il club bianconero, che sui social, insieme alla ‘J’ arcobaleno, pubblica anche l’hashtag “#DifferencesMakeTheDifference”.

Quando alle 18,30 l’agenzia Ansa ha battuto questa notizia, lo dobbiamo ammettere, ci è venuto un colpo al cuore. Sono già giorni difficili per i tifosi, amanti del pallone, delle squadre e dei loro calciatori. Gente che ama, come noi, lo sport, puro, semplice, fine a se stesso, senza inquinamenti politically correct che, bisognerebbe avere il coraggio di dirlo, ci hanno rotto le palle.

Juventus, logo arcobaleno e caso Ronaldo-Coca Cola

Primo lui, Cristiano Ronaldo che ha spiegato come la Coca Cola faccia male e invitato il mondo a bere l’acqua. Il tutto fregandosene del fatto che forse dietro i 36 milioni di stipendio annuo ci sono gli sponsor come la celebre bibita che permettono alle società di staccare gli assegni ogni 27 del mese.

Poi ecco gli azzurri, i 5 che prima della sfida contro il Galles si sono inginocchiati. Per un momento abbiamo pensato ad una cosa religiosa, una preghiera dato che fosse domenica e non hanno avuto modo di andare alla Messa, poi abbiamo capito che invece era il famoso gesto di condanna verso il razzismo. Boh…

Siccome non bastava, ci ha pensato il portiere della Germania e capitano del Bayern Monaco, Manuel Neuer, a politicizzare una partita di pallone, indossando al posto della normale fascia di capitano monocolore quella arcobaleno, contro le divisioni e a favore dell’uguaglianza verso il mondo Lgbt.

Stavamo barcollando ma ancora eravamo sulle gambe, poi l’agenzia della Juventus, il colpo di grazia.

Il politically correct ci ha tolto pure gli Angeli di Victoria’s Secret

Siamo a terra, distrutti da questo politically correct che ormai sta inquinando ogni cosa, persino lo sport che resta un passatempo, il più amato al mondo. Una cosa che dovrebbe essere fatta di pallone e giocatori, di arbitro (anche di «arbitro cornuto») e di sfottò tra i tifosi, di risultati e Var e che invece sta diventando peggio di Porta a Porta. Tra un po’ nel pre partita non sentiremo le parole di Caressa a caricarci, ma un sermone di Travaglio o Saviano.

Tutto questo a pochi giorni dalla morte di Boniperti, simbolo dello stile Juventus, quello vero, di Agnello, l’Avvocato (con la A maiuscola), di un Presidente unico di un calcio di altri tempi che non avrebbe mai dato spazio a cose del genere.

Il politically correct in pochi giorni ci ha tolto gli Angeli di Victoria’s Secret, troppo gnocche per essere al passo con i tempi; ora ci regala l’Europeo più politicizzato di sempre. Basta, fermatevi finché siete ancora in tempo. Pensate a giocare e a regalarci 90 minuti di serenità soprattutto arrivati alla fine di una giornata dove di motivi per avere piene le scatole ne abbiamo avuti fin troppi, da soli, con le nostre vite normali.