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Il fallimento di Conte lo paga Suning

L’eliminazione della Champions League e dall’Europa in generale consegna l’Inter a una seconda parte della stagione solo italiana, ed è un colpo durissimo per il club nerazzurro. Non solo dal punto di vista sportivo, essendo impossibile giustificare con arbitri, infortuni e sfortuna (come fatto da Conte) il default europeo. A piangere sono soprattutto le finanze di un club già piegato come tutti gli altri dalla crisi innescata dalla pandemia, con ricavi in contrazione e l’ultimo bilancio chiuso in rosso per 102.4 milioni di euro. A spanne, non essere riusciti a segnare un gol in 180 minuti al modesto Shakhtar Donetsk è costato non meno di una quindicina di milioni, ma il conto è prudenziale e soprattutto la doccia fredda arriva in mesi in cui proprietà e dirigenti sono impegnati a recuperare ovunque possibile il denaro necessario per onorare le scadenze.

L’Inter, al pari delle altre società, sta soffrendo tantissimo la mancanza di flussi di cassa dovuta alla chiusura degli stadi e alla difficoltà a incassare i soldi dei diritti tv e delle sponsorizzazioni. Non è un caso che da marzo in poi abbia costretto la Suning a immettere 70 milioni trasformando in capitale un vecchio finanziamento, abbia utilizzato linee di credito per altri 25, ed emesso un bond da 75 milioni attraverso Inter Media and Communication, la scatola in cui confluiscono gli asset virtuosi generati dal club. E da quello che si dice ha provato altre strade per reperire fondi a tassi vantaggiosi.

Alla squadra si chiedeva di fare la sua parte e il flop europeo non aiuta, insomma. Suning è una proprietà forte e il colpo sarà parato, ma è chiaro che a gennaio Conte non potrà chiedere sforzi su un mercato in cui in due anni sono già stati investiti oltre 250 milioni di euro. Unica consolazione: lo scenario di un’eliminazione precoce era stato inserito prudenzialmente anche nelle stime fatte nei mesi scorsi per testare la tenuta dei conti in pieno Covid. Gli amministratori dell’Inter avevano messa nero su bianco l’ipotesi di non superare il girone (andando avanti però fino ai quarti di finale dell’Europa League) nel Recovery Scenario indicato come sostenibile, pur con perdite. È andata pure peggio.