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I dieci stipendi più inutili del calcio italiano

Con l’avvicinarsi della scadenza, già prorogata, del primo dicembre per cominciare a pagare almeno la parte iniziale degli stipendi di questa stagione, i club della Serie A sono a caccia di ogni voce tagliabile dentro i propri bilanci devastati dalla crisi Covid. Il rosso nel solo 2020 è stato di 770 milioni di euro, mettendo insieme i conti di tutte le 20 i club. E la prospettiva è che il 2021 sia pure peggio, soprattutto se non si dovesse riuscire nell’impresa di rimettere la gente negli stadi in un contesto in cui anche gli sponsor stanno scappando e le televisioni faticano a onorare gli impegni presi.

Le sacche di inefficienza in un mondo abituato a bruciare i propri investimenti sono molte. Liberarsene è difficile. Ecco, ad esempio, i dieci stipendi più inutili dell’intero campionato: compensi multimilionari riconosciuti a tesserati messi fuori rosa, oppure chiaramente scaricati dai propri allenatori. C’è il tedesco della Juventus Khedira (6 milioni), non convinto nemmeno a forza a lasciare Torino così come è accaduto al Napoli con Milik e Llorente (2,5 milioni) o Malcuit (poco meno di un milione). Nella Lazio è il caso di Durmisi (1 milione). E alla voce allenatori ecco Spalletti al secondo anno da disoccupato di lusso (l’Inter gli riconosce ancora 4,5 milioni) che fa a gara con Sarri con i suoi 5,5 netti fino al 30 giugno 2021.  

Oppure è il caso di giocatori strapagati e con un rendimento nella migliore delle ipotesi altalenante: Eriksen, diventato un peso per l’Inter (7,5) che deve pagare anche Nainggolan (4,5 e rimasto perché nessuno si è accollato l’ingaggio), Pastore della Roma (4,5) e Antonio Donnarumma fratello di Gigio che col suo milione netto resta di gran lunga il terzo portiere più pagato della Serie A. Messi insieme, al lordo, fanno circa 80 milioni di euro. Non abbastanza per coprire il rosso economico, ma cominciare a tagliare gli sprechi sarebbe già un buon punto di partenza.