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Allenatori e giornalisti, grandi amici (o nemici)

Da Gattuso a Pirlo, l'importanza di avere un allenatore che abbia amici tra i media che contano (vero, Sarri?).

Non solo tecnica. Non solo fortuna. Non solo personalità. Un grande allenatore deve avere una caratteristica irrinunciabile: i giornalisti “amici”.
Avere una stampa favorevole aiuta quando le cose vanno bene (perché tutti i meriti sono dell’allenatore) ma soprattutto quando le cose vanno male e la permanenza in panchina del nostro “amico” traballa. È in quel momento che il giornalista-amico dà il meglio di se con la sua penna. E così la sconfitta ha mille scuse e spiegazioni, il periodo no è solo sfortuna e, ovviamente, “va dato tempo all’allenatore perché serve tempo per far crescere un progetto”.
La cosa è ancora più evidente quando gli stessi giornalisti hanno a che fare con degli allenatori con cui diciamo così, non è scattata la scintilla. E allora ecco che il primo pareggio è “un campanello d’allarme” ed un eventuale sconfitta “un fallimento”.

C’è poi da aggiungere una cosa quando si parla di giornalismo e calcio. I giornalisti sono per lo più legati ad una squadra; la seguono per anni ed anni, a volte decenni, diventando alla fine parte stessa della società. Insomma, cambiano gli allenatori, i giocatori, i dirigenti, ma non i giornalisti.
Le voci che girano attorno al mondo del calcio sono chiare. Il massimo esempio di giornalista-amico e giornalista-nemico lo stiamo avendo con la Juventus. Pirlo gode di stima, pazienza e fiducia quasi illimitata. Cosa che fa sorridere se si pensa a cosa accadeva pochi mesi fa, all’epoca di Sarri: l’esatto contrario. Ricordiamo soltanto le numerose critiche per la famosa “tuta” di Sarri, ritenuta poco adeguata allo stile bianconero…

Ma c’è un altro allenatore che ha molte grandi firme dalla sua parte: stiamo parlando di Rino Gattuso, apprezzato per la sua spontaneità da calciatore e che ha trasportato stima e sostegno anche oggi che sta in panchina. Su una cosa però sono tutti d’accordo nel mondo del pallone: la piazza peggiore è sicuro Roma, sia sponda laziale che giallorossa. L’amore, anche per l’allenatore infatti, vive di “picchi”: attimi di grande passione e liti clamorose poco dopo…
L’allenatore non è bello, se non è litigarello…