Ho letto una bella frase di Marco Castelnuovo, capo dell’edizione milanese del Corriere. “Quello che i Giochi possono restituire a Milano non è l’entusiasmo, che si spegnerà insieme alla fiaccola, ma un’autostima collettiva che ci rende orgogliosi della nostra città”. Non avrei saputo dirlo meglio, e quindi parto con la sua citazione letterale. A cui aggiungo una provocazione, usando un termine che ormai è dannato, proibito: “modello“. Questo è il modello Milano, ma oserei dire ancor di più il modello Lombardia e il modello Veneto.
E’ un modello prima di tutto di coraggio: quando nessuno credeva alle Olimpiadi, quando queste venivano descritte come spreco irrilevante e inutile, sono state le garanzie finanziarie delle due Regioni e non dello Stato a mettere in piedi il progetto, per ottenere la candidatura. Questo è il modello del Nord, altra parola che è stata dannata perché associata al razzismo di alcuni cretini. Il Nord che opera malgrado tutto perché crede in se stesso. Non è un nord “leghista” né un nord geografico, ma un nord mentale, che esiste ogni giorno anche ma non solo nelle migliaia di immigrati che aprono attività e prosperano, tra un sacrificio e l’altro.
Le Olimpiadi ci aiutino a ritrovare il coraggio di fare
Ci sono milanesi, che si sono scordati chi sono, e che si lamentano senza darsi da fare. E altri milanesi – che magari sono nati a Nuova Delhi, o a Milano, o a Bari – invece si prendono una vetrina dopo l’altra. E come fanno? Non lamentandosi e lavorando. Questa è l’idea del Nord, che è tutta il contrario del razzismo, ma anche dello sfascismo. E’ insopportabile, per alcuni, leggere: modello Milano, modello Lombardia, modello Nord. Così come era insopportabile, per alcuni, leggere la parola “patria”, ovvero terra dei padri e delle madri. Perché la politica inquina, e vi associa tutto il male: patria è di destra, modello Milano è di sinistra, nord è leghista.
A me piacciono tutte e tre le parole, perché ne leggo il loro significato vero, non inquinato. Riconquistiamoci le parole, ma soprattutto riconquistiamo il concetto che sottintende a tutto: il coraggio di fare. Quel coraggio – come diceva Manzoni, uno sopravvissuto a quasi tutta la sua famiglia e a nove figli – che se non ce l’hai non te lo puoi dare. Ma che se ce l’hai, devi ricordarti di avercelo. Le Olimpiadi ci aiutano proprio in questo ricordo.
