Elezioni: i candidati sindaci di Como oscurati da “Lady Demonique”

Sono otto gli aspiranti sindaci della città lacustre, ma la campagna elettorale non esce dai confini locali a causa di una mistress

Strane elezioni le amministrative di Como: mentre sono diventati otto, in dirittura di arrivo della presentazione delle liste, i candidati sindaci, tutta Italia parla di una candidata al Consiglio comunale che non sarà più candidata.

Doha Zaghi, 31 anni, in arte “Lady Demonique”, era stata inserita nella lista contenitore di  Agenda Como 2030, lista che unisce Italia Viva, Azione, +Europa e Volt a sostegno di Barbara Minghetti, candidata sindaco del centrosinistra.

Fino a quando l’attività lavorativa della Zaghi, che ad Azione è anche iscritta, non è stata tardivamente notata dai vertici nazionali del partito.

“Lady Dominique” cancellata da Calenda

“Lady Dominque”, infatti, è una “dominatrice”, una “mistress”, un’attrice e performer porno fetish e la sua esclusione dalla lista è stata decisa direttamente da Carlo Calenda, provocando le dimissioni del referente comasco del suo partito. La vicenda ha regalato una grande popolarità a “lady Demonique” che è ormai da settimane che saltella di televisione in televisione, di programma in programma, spiegando che quando le hanno proposto di candidarsi, chi lo ha fatto sapeva bene quale fosse il suo mestiere.

E Calenda di essere “poco liberale”.

Nel frattempo la città si prepara al 12 giugno con due schieramenti principali, di centrodestra e di centrosinistra, che, fa notare a True una fonte autorevole che preferisce restare anonima, hanno entrambi una forte connotazione moderata.

Istituto Piepoli: ci sarà il ballottaggio Minghetti-Molteni

Secondo un sondaggio commissionato all’Istituto Piepoli dall’emittente Espansione tv nell’aprile scorso, alta è la possibilità che accedano al ballottaggio Barbara Minghetti, 57 anni, operatrice culturale, in passato direttrice del Teatro Stabile, e il medico otorinolaringoiatra Giordano Molteni, 69 anni, ex primario del Sant’Anna.

Indicato da Fratelli d’Italia, Molteni è sostenuto da Lega, Forza Italia e Verde è popolare.

Chi lascia la poltrona di sindaco è un altro medico, Mario Landriscina, che cinque anni fa dismise temporaneamente il camice accettando la candidatura propostagli dalla destra. «Quella di Landriscina», commenta la fonte di True, «è stata un’amministrazione caratterizzata dall’immobilismo, che in cinque anni ha fatto poco e nulla per la città, che sicuramente non ha lasciato il segno».

Landriscina, il sindaco uscente senza gloria e senza infamia

In realtà qualche segno, e non proprio di civiltà, la giunta Landriscina l’ha lasciata. Diversi sono stati gli episodi di intolleranza razziale che hanno visto protagonisti alcuni assessori. Nel settembre 2020 Angela Corengia, assessora in quota leghista al decoro sociale, tolse di dosso a un senzatetto la coperta con la quale si stava riparando per la notte, lanciandola lontano dalla chiesa di San Francesco.

Nel 2019 proprio il sindaco Mario Landriscina aveva vietato la distribuzione di alimenti sotto ai portici ai poveri: i volontari del gruppo di Don Roberto Malgesini, che poi sarebbe stato ucciso da un immigrato con problemi psichici, avevano continuato a nutrirli e la Polizia Locale gli aveva inflitto una multa, poi archiviata.

Le incognite Rapinese e Bartolich

Nella sfida Minghetti-Molteni del prossimo 12 giugno incombono alcune incognite. L’agente immobiliare Alessandro Rapinese, 45 anni, che corre per la terza volta per la poltrona di primo cittadino, nel 2017 sfiorò il ballottaggio.

Durante gli anni di consiliatura, si è fatto notare per il suo interventismo spesso sopra le righe, spiega la nostra fonte. Una sorta di grillino vecchia maniera sul quale potrebbero convergere i voti dei Cinquestelle duri e puri, visto che Fabio Aleotti, già nel consiglio comunale con il Movimento 5S, è costretto a partecipare come lista civica

Il centrosinistra potrebbe vedere i suoi voti erosi da un’altra candidatura, quella dell’ex sindacalista Adria Bartolich, candidata di Civitas, che correrà separata dal Pd.

Ex deputata per il Partito democratico della sinistra a fine anni 90, negli ultimi anni è stata attiva nel mondo sindacale fino a ricoprire anche il ruolo di Segretario generale della Cisl dei Laghi (Como e Varese).

Per la Lega due big in campo

Gli altri candidati sono l’ex comandante di polizia Vincenzo Graziani con Verde è popolare; Francesco Matrale per Italexit; Roberto Adduci che rappresenta il Comitato assemblee popolari. La città lariana, eccezion fatta per le parentesi del dem Lucini (2012-2017) e del socialista Simone (1985-1988), è sempre stata governata dal centrodestra, che ha sulle sponde del lago due esponenti leghisti di rilievo: capolista è, infatti, Alessandra Locatelli, ex vicesindaco a Como, già ministro per la Famiglia e le Disabilità e attuale assessore a Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità di Regione Lombardia, e l’onorevole Claudio Borghi, che è anche consigliere comunale uscente.

Minghetti, intanto, sta chiamando in città numerosi personaggi a sostegno della sua candidatura: Giorgio Gori, Federico Pizzarotti, Maurizio Traglio, Corrado Passera, Giuseppe Guzzetti, Paolo De Santis, Remo Ruffini, Giuseppe Sala

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