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Ecco perché delle elezioni comunali non sappiamo davvero nulla

Qualche anno fa ad informarci sulle elezioni comunali erano i telegiornali, oggi gli algoritmi di Facebook e Google

C’è qualcosa sulle elezioni imminenti che stiamo un po’ tutti sottovalutando. Una cosa che potremmo definire “asimmetria informativa”. Insomma, non sappiamo tutti le stesse cose perché non ci informiamo tutti alla stessa maniera. Il che, capiamoci bene, è sempre stato vero. Ma solo in parte. Da sempre i giornali cartacei li leggono una elite. Nei momenti più fulgidi del Corriere della Sera lo compravano in 800mila su una platea di 60 milioni di abitanti, tanto per fare numeri assoluti e tagliati con l’accetta.

Elezioni comunali, dalla informazione dei tg a quella di Facebook e Google

Però c’erano il Tg1 e il Tg5, oltre che alla TgR, che davano una base informativa comune. Praticamente tutti avevano una almeno di queste tre fonti a disposizione, e da queste tre fonti passavano i cinque, sei temi del giorno. Questa base comune di conoscenza faceva sì che tutti avessimo gli strumenti minimi non solo per conversare tra di noi, ma anche e soprattutto una bussola minima per orientarci nella realtà. La pandemia, però, ha accelerato qualcosa che era già ampiamente in corso: la frammentazione. Oggi, anche a ora di cena, grazie agli smart tv, soprattutto in una Regione ricca come la Lombardia, non è raro che si guardino serie e film in streaming, abbandonando il caro vecchio telegiornale. In fondo, ci si informa durante la giornata, si potrà ipotizzare, e chi ha voglia di sorbirsi brutte notizie anche mentre si addenta la bistecca? Ci si informa tutto il giorno! Sì, ma come? Di fatto, con Facebook o Google News.

Elezioni comunali, l’informazione 2.0 selezionata da Facebook e Google

I dati ci dicono che dalle home page dei giornali online (tutte, anche il Corriere e Repubblica) non ci passa più quasi nessuno. Sono semplici vetrine, abbastanza vuote e sicuramente assai inutili. Semplicemente si clicca sugli articoli che “appaiono” nella nostra bolla informativa, e che dunque sono stati scelti e selezionati da Facebook e Google con i loro criteri e con i loro algoritmi. E come funzionano questi algoritmi? Funzionano in base alla “vicinanza” a noi stessi. Quindi, in pratica, se sarò una persona che ha simpatie per Salvini, vedrò solo notizie su Salvini, e se sono una persona che ha simpatia per Letta vedrò solo o quasi notizie sul Pd.

Il dibattito sulle idee? Sempre più raro

Discorso complesso, ma seguitemi un attimo. Se, giorno dopo giorno, la nostra visione del mondo è solo quella che viene ritagliata per noi, e nessun altra, finisce che chi fa politica non debba parlare a tutti, ma principalmente ai propri elettori. Perché solo quegli elettori sono davvero gli interessati che si recheranno alle urne. Gli altri semplicemente continueranno il loro distacco dalla vita pubblica e politica. L’astensionismo crescerà progressivamente e paradossalmente conteranno ancor di più quelli che sono interessati, ma che hanno già una opinione. Ecco perché oggi come oggi la politica è più noiosa: perché ognuno batte sulle sue battaglie identitarie. La sicurezza per la destra, la transizione green per la sinistra. In mezzo, ci sarebbe il dibattito delle idee. Che però non interessa più a nessuno, tutti presi come siamo a leggere quello che arriva dalla nostra bolla, comodamente selezionato da Facebook e Google.