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Isf. Vaccino? È il caos (e regna l’anarchia regionale)

Per gli informatori scientifici del farmaco la vaccinazione procede a singhiozzo. La Lombardia si è attivata, altre sono ancora in alto mare

di Sara Greta Passarin e Francesco Floris

Priorità vaccinale agli informatori scientifici del farmaco? Le Regioni in ordine sparso. Tanto che, per ora, mancano i numeri. Una realtà dura da accettare, specie per i diretti interessati, da mesi in prima linea negli ospedali e nei pronti soccorso. Ma la situazione da registrare, ad oggi, è proprio questa: ogni Regione si muove per via autonoma e decide come meglio crede. Risultato? Linee guida precise, anche da Roma, per ora non ce ne sono e poco importa se questi operatori, al pari di infermieri o medici, sono esposti al rischio contagio (standard o varianti) da molti mesi.

Fondamentali per la filiera e gli ospedali ad oggi le Regioni che si sono attivate per vaccinare gli Isf sono la Lombardia (dove sono stati inclusi anche i tecnici dei dispositivi medici), Piemonte, Friuli Venezia-Giulia, Veneto, Calabria, Campania, Puglia, Basilicata, Sicilia. Buone notizie negli ultimi giorni arrivano però anche dall’Umbria e dal Molise, dove si è impressa un’accelerazione sul tema.

A latitare invece, di contro, sono regioni popolose e importanti come l’Emilia Romagna, il Lazio, la Sardegna, la Toscana. I motivi? Sulla base del piano vaccinale nazionale gli informatori scientifici del farmaco non rientrano tra le categorie prioritarie. Ciò non toglie però che i rappresentanti di categoria perseverino nelle proprie rivendicazioni, chiedendo alle Regioni di agire. E così, sulla scia delle proteste degli Isf nel Lazio, si è mosso il consigliere regionale del Lazio Orlando Tripodi. Il politico leghista, tramite una mozione presentata, ha chiesto di “attivare con urgenza la vaccinazione degli Isf” riconoscendo la centralità del loro apporto nelle strutture ospedaliere (richiesta fatta anche dal M5S del Lazio). Qui e in altri territori Confindustria Sanità e Servizi, come già accaduto in Lombardia, ha attivato una collaborazione con le Regioni per agevolare l’organizzazione della campagna. L’associazione di rappresentanza degli industriali ha iniziato a raccogliere i nominativi degli Isf interessati.

Situazione fotocopia anche in Emilia Romagna, regione tra le più popolose d’Italia, dove in questo campo regna il caos. Con un’interrogazione alla Giunta, il consigliere di Fratelli d’Italia Giancarlo Tagliaferri ha invitato il governatore Stefano Bonaccini ad agire al più presto. Gli informatori scientifici, si legge nel documento, “svolgono la loro attività anche nelle strutture di ricovero, ambulatoriali e socio-sanitarie, a stretto contatto con gli operatori sanitari” e quindi devono “avere priorità vaccinale”. Un’esortazione che in Emilia arriva dopo che Kyriakoula Petropulacos, Direttrice generale Welfare, aveva giudicato il servizio degli Isf “non essenziale” escludendoli dalla fase 1 vaccinale.

Non se la passano meglio Sardegna e Liguria, dove gli informatori scientifici sono ancora in attesa di risposte. Mentre in Toscana c’è un primo accenno di vaccinazioni nell’area di Firenze (tutte le altre aree, invece, sono nel limbo più totale). Il macro tema italiano del momento e su cui, ci si augura il governo Draghi e la nuova gestione commissariale possano imprimere un’accelerata, rimane la lunga coda per il vaccino anche nel mondo delle professioni sanitarie. Rimangono in attesa del loro turno, oltre Isf, per esempio i tecnici ospedalieri e gli addetti alla manutenzione ai macchinari, altro ruolo cruciale non solo per la battaglia contro il Covid ma per il ritorno a regime delle “normali” prestazioni sanitarie. Su questo fronte? Nulla di nuovo: ogni Regione decide da sé, senza una regia unitaria.