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Pnrr, Aceti: “Sanità è sotto finanziata, vigilare sul rapporto Stato-Regioni”

Il Presidente di Salutequità mette in guardia: "Nel 1988 il doppio dei fondi alla sanità, organici drammatici nella pubblica amministrazione"

di Francesco Floris

Il Pnrr? A oggi “il livello di investimento sulla salute stride molto” dice a True Pharma Tonino Aceti, Presidente di “Salutequità”, associazione che si occupa di analizzare e monitorare l’andamento e l’attuazione delle politiche sanitarie e sociali in Italia. L’associazione ha prodotto un report (basato sulla prima bozza del Pnrr e ora in fase di aggiornamento in funzione delle modifiche) che sottolinea varie criticità del Piano rispetto alle tematiche sanitarie. “Fa specie che il settore che ha mostrato le sue falle nel corso della pandemia riceva le minori risorse rispetto a tutte le altre missioni” dice Aceti riferendosi al fatto che i 19,7 miliardi della “Missione Salute” rappresentano “solo l’ 8,8% rispetto alle risorse totali”. Il secondo capitolo più sotto finanziato dell’intero Pnrr, dietro a quello su “Inclusione e coesione”, comunque collegato alla salute dei cittadini.

“No razionalizzazione della spesa”

“Sembrerebbe che superata l’emergenza si torni ad applicare il vecchio paradigma – denuncia il Presidente di “Salutequità” – e infatti nell’ultima Legge di Bilancio si fa riferimento al 2023 per tornare alla razionalizzazione della spesa. Come se il settore della sanità debba tornare a una governabilità a livello economico, il presupposto che ha fatto sì che in dieci anni si sia assistito a un taglio di 40 miliardi di euro”.

C’è quindi chi teme che il Pnnr possa essere un’occasione sprecata. Almeno per la salute. L’associazione ha reso noti i numeri dell’ultima occasione in cui in Italia si è assistito al finanziamento di un programma straordinario di investimenti in edilizia e tecnologie sanitarie. Risale a più di 30 anni fa, ai tempi dell’articolo 20 della legge 67/1988, con uno stanziamento iniziale a gravare solo sul Bilancio dello Stato – al contrario dell’occasione Recovery Plan –, pari 30mila miliardi di lire (attuali 34,4 miliardi a parità di potere di acquisto). Il doppio rispetto ai 19,7 miliardi destinati anche ad altre esigenze che dovrebbero arrivare oggi dall’Europa.

“Mancano professionisti nella PA”

A prescindere dalle risorse che verranno destinate Aceti pone delle domande, che solo in parte trovano risposta nelle nuove linee guida del governo Draghi come espresse il 10 marzo in audizione parlamentare dal ministro dell’Economia, Daniele Franco. “Non abbiamo tutte le professionalità che ci servono dentro la pubblica amministrazione per spendere bene e in fretta questi soldi, non abbiamo tanti giovani” dice Aceti. È questo uno dei primi ambiti da affrontare, anche alla luce dell’ondata di cessazioni dal servizio iniziata già a fine 2018, che ridurrà il personale pubblico di circa 500mila unità.

“Attenzione alle Regioni, cosa succede con i ritardi?”

C’è poi il tema della struttura di monitoraggio indicata dal ministro Franco e che viene accolta come una novità positiva. “Va chiarito il rapporto fra Stato e Regioni nella fase di definizione del piano ma soprattutto nella fase di realizzazione” spiega Tonino Aceti. Il motivo? “Che cosa succede con le Regioni nel ruolo di enti attuatori del Piano se viene riscontrato un ritardo? Cosa accade? Chi fa qualcosa? Sarà previsto un commissariamento?”. Domande che per ora sono senza risposta. “È tempo di parlarne” chiude il Presidente di Salutequità.