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Sanità lombarda, riforma della legge presentata in conferenza stampa. Più soldi anche alla ricerca e riforma della sanità territoriale

È stata presentata, in conferenza stampa, la riforma della legge 23 di regione lombardia.

Il primo a parlare è Attilio Fontana. “Presentiamo oggi la proposta di legge sulla riforma della legge sanitaria – ha affermato – con i pilastri che verranno esposti dalla vicepresidente Letizia Moratti. Nella legge c’è un rafforzamento della sanità territoriale e un avvicinamento delle prestazioni sul territorio per evitare accesso inappropriato ed eccessivo degli ospedali. Ma sarà importante anche il contributo di specialisti ospedalieri e medici di medicina generale. Posso dire che ci saranno 216 case della comunità, 100 distretti e più di 50 ospedali di comunità“.

Una riforma che avrà “tempi certi e ben chiari”. “Ringrazio la vicepresidente e il direttore generale del welfare per l’interlocuzione e confronto – ha rimarcato Attilio Fontana – che hanno consentito ascolto di associazioni e steckholders della sanità, così come il presidente della commissione sanità Emanuele Monti. La legge prevede grande sviluppo della tecnologia, case di comunità con medici di medicina generale riuniti in cooperative. I quali saranno dotati di telemedicina per garantire un avanzamento delle prestazioni. Il personale è chiaro che dovrà essere incrementato e ci aspettiamo risorse dal governo per allargamento numero chiuso e più posti in a specializzazioni. Volgiamo recuperare criticità covid e ritardi covid, e Letizia Moratti sta lavorando ad un piano che risolva questa problematica“.

Il presidente ha anche parlato della importanza della ricerca. “Con l’assessore Moratti poi sappiamo l’importanza della ricerca, motivo per cui verrà presto costituito organismo che sarà destinatario di tutto impegno relativo alla ricerca biomedica e si occuperà anche di trasferimento tecnologico. Riteniamo sia importante anche valutare molto lo sport ai fini preventivi per vita che possa essere realizzata per prevenire patologie. Sono contento del lavoro svolto”

La morale? Più è forte l’assistenza territoriale e minori sono i costi totali sul sistema sanitario. Meno eccellenza e più ordinarietà? Potrebbe essere uno slogan. Agenas l’ha sicuramente fatto proprio.

Riforma legge 23: rinforzata la sanità territoriale

È poi intervenuta la vicepresidente Letizia Moratti, anche assessore al welfare, che ha spiegato la riforma. “Centrale nella legge è il ruolo dei medici di medicina generale dei pediatri di libera scelta – ha commentato – ma c’è poi il ruolo delle ASST, che prevede distretto con le centrali operative territoriali, Ospedale di Comunità e le Casa di Comunità. Lo standard delle centrali operative territoriali è dato da più di 5 infermieri e un coordinatore”. Poi, ha aggiunto, che a “Milano la nuova azienda ospedaliera ci sarà entro 24 mesi dall’approvazione, e sul restante territorio di Lombardia entro 36 mesi”.

Sulla telemedicina, invece, ci sarà un potenziamento della “tele-visita, del teleconsulto, del telemonitaraggio: questo per integrare il sistema di prenotazione regionale e il fascicolo sanitario elettronico”.

Nella legge si sottolinea il raccordo fra Regione Lombardia e imperiese su welfare aziendale, ricerca biomedica e trasferimento tecnologico e il raccordo con il mondo della formazione, dell’università e della ricerca. Nasce, inoltre, il “Centro per il controllo delle malattie infettive” e numerosi centri di ricerca epidemiologica e ricerca volti a “tradurre attraverso i trial i risultati della ricerca transazionale in risultati che incidano sulla salute dei pazienti”.

Volontariato e raccordo con i comuni

Fondamentale sarà il raccordo con il privato sociale, volontaria e terzo settore oltre ai sindaci con competenza in ambito socio/assistenziale. Il “Confronto i con enti locali in tre momenti> conferenza sindaci, delegati sindaci e collegio dei sindaci a seconda delle funzioni” ha affermato ancora l’assessore al welfare.

Legge prevede, spiega ancora Letizia Moratti, il “coinvolgimento di associazione volontariato dei pazienti con forme diverse rispetto al passato. Ora potranno avere un-interazione con la direzione, le acts e le asst per avere un confronto preventivo e non solo informativo solo successivo alle decisioni”. È poi previsto un tavolo permanente con i sindacati.

Riforma sanitaria lombarda: ecco il programma e i fondi per gli investimenti

Il programma, inoltre, avrà tempi certi, assicura Letizia Moratti. “Entro 90 giorni sarà istituito il distretto e avverrà la nomina dei direttori dei dipartimenti di cure primarie, in sei mesi costituzione centro controllo malattie infettiivee, delle cot, e per ospedale e case di Comunità: 6 nel 2022, 19 nel 2023, 19 nel 2024 per gli ospedali di Comunità” Capitolo Risorse: “I costi per il personale ammonteranno nel 2022 17,8 milioni, 28 e 28 milioni nel 2023 e 2024”

Per gli investimenti invece, ci sarà un potenziamento della rete territoriale con 567 milioni, per il centro malattie infettive 5 milioni, un milione e 850mila per l’edilizia sanitaria.

Per la telemedicina, invece, arrivano 166milioni e per scure domiciliari 451 milioni (che arriveranno dal Pnnr).

Le misure contenute nella riforma sanitaria per la ricerca

Nella riforma c’è la nascita dell’Osservatorio epidemiologico con il compito di istituire connessioni funzionali con i laboratori della regione e del resto d’Italia con l’Istituto superiore di sanità, università e enti di ricerca anche internazionali. L’obiettivo è produrre rapporto periodici sul quadro epidemiologico. Tra le principali novità connesse a questo capitolo anche la genesi del nuovo Piano pandemico regionale da aggiornare ogni cinque anni.

La Fondazione regionale per la ricerca biomedica

Ma per sperimentazione e innovazione c’è il ruolo chiave della Fondazione regionale per la ricerca biomedica che deve in primis sostenere economicamente (ma anche sperimentare, innovare e coordinare) le attività della rete di strutture specialistiche e della regione e l’autonomia scientifica degli Irccs. L’obiettivo finale è quello di mettere a disposizione gli esiti della ricerca clinica per il trasferimento tecnologico – voce sulla bocca di molti in Italia che punta a indirizzare la ricerca in chiave brevettuale e di mercato europeo e globale. In generale l’impostazione è volta a consolidare il rapporto università-industria e sistema di welfare e assistenziale con la formazione scolastica ed extra curricolare, indirizzando la programmazione dei corsi sulla base dei bisogni sanitari e socio-sanitari in termini di risorse umane come numeri e come professionalità.

Sanità territoriale: ecco la riforma

Le Case di Comunità devono diventare struttura fisica dove operano team multidisciplinari formati da Medici di Medicina Generale, medici specialisti, infermieri di comunità, altri professionisti della salute e assistenti sociali, per diventare un punto di riferimento per la popolazione su alcuni aspetti: infrastruttura informatica, punto prelievi, strumentazione polispecialistica e garanzia di presa in carico. In Lombardia? Oggi ne risultano zero. Lo standard fissato è di una ogni 20mila abitanti. Se ne realizzeranno 216 in cinque anni ma ne servono 505 a popolazione attuale

Cure domiciliari

Per le cure domiciliari si sono prese a riferimento le esperienze regionali più virtuose, come quelle di Emilia-Romagna e Veneto. L’analisi di dettaglio della popolazione in assistenza domiciliare nelle due regioni ha permesso di ripartire la popolazione italiana over 65 nei seguenti livelli di intensità assistenziale: 60% in cure domiciliari di base; 20% in cure domiciliari integrate di primo livello; 10% secondo livello; 4% di terzo livello; 6% in cure palliative domiciliari. Il modello organizzativo prevede un servizio di assistenza a domicilio garantito dalla presenza di personale sanitario (infermieri, OSS, tecnici e medici) 7 giorni su 7 dalle ore 7 del mattino alle 21. La programmazione degli accessi infermieristici a domicilio dovrà essere sviluppata nell’arco dell’intera settimana, tenendo conto della complessità clinico-assistenziale dei pazienti.

Centrali Operative Territoriali

Nelle nuove Centrali Operative Territoriali (101 in Lombardia, 601 nella penisola) si prevedono una serie di funzioni fra cui spicca la sperimentazione di strumenti di Intelligenza Artificiale e Machine Learning a supporto della gestione clinica e organizzativa dei pazienti.

Telemedicina

Un capitolo è dedicato al finanziamento di progetti di Telemedicina. Avverrà attraverso bando nazionale rivolto alla Regioni e per ora Agenas non stima ancora le misure di dettaglio ma fornisce la direzione: le soluzioni proposte e finanziate dovranno andare a integrare il Fascicolo Sanitario Elettronico, al raggiungimento di target quantitativi di performance legati al settore e allo sviluppo del nuova frontiera e dovranno essere progettati come supporto alla sanità territoriale, non come alternativi o antitetici.

Ospedali di Comunità

Maxi capitolo è quello sugli Ospedali di Comunità. In Regione ci sono 467 posti letto, ne verranno realizzati altri 1278 dentro 64 strutture per salire a 1.745 posti nel 2026. Ancora pochi rispetto 4042 necessari per rispettare lo standard di 20 posti letto e un ospedale di comunità ogni 50mila abitanti. È proprio questa capillarità su piccole dimensioni la forza delle strutture: inseriti nella rete territoriale e destinati a ricovero breve per pazienti che necessitano interventi sanitari a bassa intensità clinica. Sono strutture definite “intermedie” a metà fra l’ospedale e il territorio”, non devono superare i 40 posti letto. La loro gestione è prevalentemente infermieristica.

Emanuele Monti (Lega): “Risorse vere per rilanciare la sanità lombarda. Entro tre anni attuazione completata”

La Giunta regionale ha dunque approvato il progetto di legge di revisione della legge regionale 23/2015, la cosiddetta riforma Maroni. Ora il progetto passerà al vaglio prima della Commissione Sanità e Politiche Sociali e poi del Consiglio regionale. Per venerdì 30 luglio è prevista una prima illustrazione in Commissione da parte della vicepresidente Letizia Moratti.

“Dopo mesi di lavoro, oltre 150 audizioni e due eventi fondamentali di incontro con il top management sanitario e le associazioni dei pazienti e ospedaliere la Giunta regionale ha messo un ulteriore tassello al percorso che ci siamo prefissati, accogliendo gli spunti emersi”. Così Emanuele Monti, Presidente della Commissione Sanità e Politiche Sociali, in merito al progetto di legge di riordino della legislazione in materia di sanità approvato oggi dalla Giunta regionale lombarda.

Sono orgoglioso del lavoro fatto – continua Emanuele Monti – e di questi primi risultati ottenuti, specialmente perché siamo riusciti ad invertire una tendenza che ci ammorbava dal 2012: dopo anni di tagli miliardari voluti dai Governi centrali, ora grazie anche alla progressiva attuazione del PNRR, arriveranno risorse vere da spendere”.

Nelle nascenti strutture sanitarie territoriali – spiega Monti – opereranno professionisti che nel 30% dei casi saranno neoassunti, grazie ad un piano triennale di risorse per l’assunzione di personale così ripartito: 17.833.325 euro per il 2022, 28.686.750 euro per il 2023 e 29.720.320 euro per il 2024. Gli altri investimenti riguarderanno: 576 milioni di euro, provenienti dal PNRR, per il potenziamento della medicina territoriale; 85 milioni, di risorse regionali, per la realizzazione del Centro per la prevenzione delle malattie infettive e 1,35 miliardi per il potenziamento della rete d’offerta ed edilizia sanitaria. Sempre con i fondi del PNRR potenzieremo la telemedicina con 166 milioni e l’assistenza domiciliare integrata con 451 milioni”.

Per quanto riguarda i tempi di attuazione della legge Monti precisa: “Entro 90 giorni dall’entrata in vigore saranno istituiti i distretti e i dipartimenti di cure primarie e di prevenzione. Entro 6 mesi sarà costituito il Centro per la prevenzione delle malattie infettive e le Centrali Operative Territoriali. Entro 3 anni sarà definitivamente completato il potenziamento della medicina territoriale con la realizzazione di 26 Ospedali di comunità e 86 Case della comunità nel 2022, 19 Ospedali di comunità e 65 Ospedali di comunità nel 2023 e 19 Ospedali di comunità e 65 Case di comunità nel 2024”.

“Al lavoro già dai primi giorni di agosto. Saremo i primi ad approvare una legge attuativa dei programmi del PNRR” conclude.

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