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Così riparte l’Asst Sette Laghi. Il DG Bonelli: “Modello olocratico post emergenza”. Castiglioni: “Il futuro è della sala ibrida”

Adattabilità, flessibilità e innovazione. Ma anche l'adozione di nuovi approcci gestionali: l'Asst Sette Laghi riparte dopo la pandemia

Le parole chiave? “Adattabilità e flessibilità”. Tradotte in innovazioni tecnologiche – come i robot, le telemetrie, la telemedicina – e gestionali, fatte di unità di crisi, task monotematici, mobilità del personale all’interno delle strutture per creare team multidisciplinari. Il Direttore Generale, Gianni Bonelli, usa una metafora per raccontare i cambiamenti: “L’emergenza? Era la siepe che ci impediva di guardare oltre”. Alla guida dell’Asst Sette Laghi dal 2019: sette ospedali, mille posti letto, una trentina di strutture territoriali sparse su un’area che va dal medio Varesotto al confine svizzero, dal lago Maggiore al Ceresio. Con un bacino di popolazione residente da oltre mezzo milione di persone. Oggi 5mila dipendenti più un altro migliaio di operatori tra specializzandi e studenti del polo universitario, fornitori, consulenti e collaboratori. Arriverà a contare 6mila dipendenti, acquisendoli da ATS Insubria, al termine della revisione sanitaria lombarda che affronta la sue ultime curve in consiglio regionale della Lombardia. Nel 2020? È stata l’Azienda socio sanitaria territoriale lombarda più colpita dal Covid durante la seconda ondata con oltre 6.000 casi. Ma anche la prima a ripartire con le attività ordinarie.

“Non abbiamo mai smesso, nemmeno nei mesi più bui di novembre e dicembre 2020 – dice Bonelli a True-News – di pensare al dopo, alla ricaduta che le decisioni che stavamo adottando per far fronte alla drammatica contingenza della pandemia avrebbero avuto sul post e come avremmo potuto metterle a frutto anche in seguito, riciclare ogni esperienza in una nuova opportunità”. Una promessa che nell’estate 2021 viene messa su carta. È il nuovo Piano Organizzativo Aziendale Strategico dell’Asst Sette Laghi inviato a Regione e poi approvato. Si punta su quello che il Dg definisce “modello olocratico” basato sulla “leadership inclusiva”: unità autoregolabili che funzionano in maniera indipendente. Per Bonelli un “modello che abbiamo deciso di mettere a sistema anche per il post-emergenza, arricchendolo e strutturandolo meglio”.

La novità: un Dipartimento di Emergenza ad Alta Specialità e Medical Center

La principale innovazione riguarda la genesi di un Dipartimento di Emergenza ad Alta Specialità e Medical Center: struttura gestionale integrata e centralizzata che consente il coordinamento tra Pronto Soccorso e reparti di ricovero prioritari, un governo unitario dei posti letto di area medica e la rotazione del personale tra strutture internistiche e quelle di pronto soccorso in modo da migliorare turnazione, fluidità e appropriatezza dei ricoveri con minori tempi d’attesa per i pazienti. Vera e propria “lezione” della pandemia.

Obiettivo: contrastare la carenza di medici specialisti

Non solo: la mossa serve anche a prevedere una “maggiore attrattività per il personale medico” e si inserisce dentro una strategia più ampia su questo fronte che mira a un obiettivo molto concreto: contrastare il fenomeno nazionale della carenza di medici specialisti. È per questa ragione che nel corso del 2021 vengono modificati i convenzionamenti dei reparti e lo sviluppo delle Scuole di Specializzazione con l’Università dell’Insubria, offrendo la ragionevole certezza di mettere al sicuro gli ospedali del varesotto, formando nuovi specialisti che garantiscano la copertura del turn over e diano sostanza ai piani di sviluppo aziendali.

Da cardiochirurgia il modello della sala operatoria ibrida

L’altra grande novità riguarda i pazienti cardiovascolari. La creazione del nuovo Dipartimento cardio-toraco-vascolare, che va a comprendere anche le Strutture Complesse di chirurgia vascolare e chirurgia toracica, e punta a produrre “vantaggi sia per i clinici, grazie al lavoro in team multidisciplinari e ancora di più all’opportunità di percorsi di formazione superspecialistica, come la cardiologia interventistica, sia per pazienti che trovano le risposte al loro bisogno di cura in unico Dipartimento” spiega a True-News la dottoressa Battistina Castiglioni, Direttore del Dipartimento. Massima evidenza a questa sinergia intradipartimentale che si espanderà anche ad altre specialità sarà la “sala operatoria ibrida – spiega Castiglioni – che consentirà interventi complessi in un’unica seduta, con équipe che si alternano”. Un vantaggio non indifferente per il paziente, che troverà “in un’unica sala la gestione alla sua patologia con un netto miglioramento dei tempi di intervento e di degenza”, ma “anche per il personale che potrà lavorare in équipe multidisciplinare ad altissima specialità”.

Castiglioni: “Telemedicina, un passaggio fondamentale”

Un Dipartimento che ora può mettersi in relazione con le principali innovazione in campo sanitario del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e della nuova legge 23 “agganciata al Pnrr” della sanità lombarda. Sarà “la telemedicina” come “strumento di messa in rete dei ps aziendali dove non è presente il cardiologo 24 ore su 24” a “permettere la valutazione del paziente e quindi decidere se centralizzarlo, se mantenerlo nell’ospedale periferico o dimetterlo con relativa indicazione terapeutica” afferma Castiglioni spiegando come questo sarà “un passaggio fondamentale, perché ad oggi la telemedicina viene ancora associata alla gestione del paziente cronico,” mentre ora può trasformarsi in un vero ‘nodo della rete Hub&Spoke , già fondamentale per l’infarto acuto, e che grazie ai finanziamenti del Pnrr e dalla nuova riforma permetterà di sviluppare quei processi che fino ad oggi non ne avevano sfruttato le opportunità”.