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“I quartieri post Covid? Più importanti i servizi alla persona dei metri quadrati”

“Il tema centrale? Il rapporto tra salute e territorio”. Lo afferma Giuseppe Bonomi, amministratore delegato di MilanoSesto, intervenuto il 28 maggio a “Salute Direzione Nord – Turning Point”.

Cosa conta nella città post pandemia? Giuseppe Bonomi, Amministratore Delegato di Milanosesto, che sulle aree ex Falck sta costruendo una “città nella città” da oltre un milione di metri quadrati di costruito, ha buon gioco a dare la sua visione del futuro della rigenerazione urbana. “Il tema centrale? Dire che è il rapporto non solo fra sanità e territorio ma piuttosto fra salute e territorio” dice Bonomi intervenuto il 28 maggio a “Salute Direzione Nord – Turning Point” durante il panel “Progettare le città della salute, dopo il Covid”. Del resto se si dovesse scegliere una delle parole simbolo della ripartenza post pandemica, questa parola è certamente “sanità territoriale”. Così MilanoSesto, che sulle aree un tempo della storica acciaieria della ex Stalingrado d’Italia, sta realizzando da prima del Covid un distretto multifunzionale il cui fiore all’occhiello è proprio la “Città della Salute e della Ricerca” dove si fonderanno in grande polo l’Istituto Nazionale dei Tumori e l’Istituto Neurologico “Besta”, diventa un modello percorribile. Anche per future esperienze di rigenerazione urbana.

Lungo quali direttrici? Nei distretti del futuro “ciò che rileva è la qualità e la natura dei servizi di interesse generale erogati” afferma Bonomi “e quindi l’antica distinzione fra pubblico e privato viene meno”. “Noi – prosegue – abbiamo infatti un forte investimento pubblico con la Città della Salute ma avremo presto un forte investimento privato con l’idea del gruppo San Donato di realizzare un polo ospedaliero e universitario”. Ma uscendo dal caso del singolo progetto, sono proprio le visioni di che cos’è e cosa rappresenta un territorio, un parco, una casa, un ufficio ad aver subito profonde mutazione e accelerazioni. “Per chi opera nella rigenerazione urbana è necessario invertire i fattori che hanno condizionato la pianificazione fino ad oggi – spiega Giuseppe Bonomi –. Si è sempre partiti dal centro per andare verso i margini e in questo modo sono state create le periferie, anche con una serie di trascuratezze nelle politiche urbanistiche, e oggi invece è il contrario: sono i margini che si ricongiungono con il centro”. La cosiddetta “città allargata”? Sì per Bonomi è più una questione di concezione e immaginario culturale che non di semplici confini. “La realtà è che Milano non è mai stato un territorio ristretto, è una grande area metropolitana da prima della pandemia, credo che però finalmente siano i milanesi che cominciamo a vedere la città in modo differente”. Un esempio? “Appena mi sono insediato nella società che è proprietaria delle aree ex Falck una cosa più di tutte mi ha impressionato: le fotografie dall’alto”. “C’è un tessuto urbano costante da Milano a Monza con in mezzo una ferita che è rappresentata dalle aree ex Falck”.

Ferite da rimarginare. Sì, ma come? “I lockdown hanno evidenziato uno dei mali assoluti nella nostra società: l’assenza di socialità. Ne abbiamo bisogno, siamo affamati di socialità e quindi per chi fa il nostro mestiere, occupandosi di rigenerazione urbana, significa ripensare spazi e servizi che siano dei fattori agevolanti per la creazione di nuove comunità, con funzioni differenziate anche rispetto ai target per esempio anagrafici”. Tradotto significa che nella concezione di un appartamento, di un condominio o di un intero quartiere “non si parta dall’offerta di metri quadri, ma dall’offerta di servizi”.

È questo il modo di dare “una nuova dignità allo stare insieme” spiega l’ad di MilanoSesto con un esempio: “Si parla spesso di inclusività ma alla fine che cos’è l’inclusività se non far stare bene insieme le persone nei diversi luoghi a cominciare dal posto di lavoro”.

Lavoro. Nel biennio 2020-.21 la parola ha fatto rima con smart working. “Non scherziamo, questo è stato solo home working e a mio modo di vedere non è stata affatto una buona notizia – chiude Bonomi –. Più che come estendere l’home working parliamo invece di ripensare il co-working, alla luce dei nuovi bisogni e servizi necessari”. Quali vede per il futuro l’ad di MilanoSesto? “I servizi alla persona e alla famiglia, e solo dentro questo ambito inserire i servizi di natura sanitaria”.

Intervento di Giuseppe Bonomi min 13:55