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Letizia Moratti: “In Lombardia un Centro Nazionale Malattie Infettive, il Governo ci segua”

Un Centro di diagnostica molecolare che si occupi del tracciamento di nuovi virus, varianti e batteri antibiotico resistenti che dovessero emergere. Un Centro di ricerca epidemiologica che raccolga, elabori, interroghi e metta a disposizione della comunità scientifica i dati epidemiologici sulle malattie infettive di 10 milioni di cittadini. E infine un Centro di ricerca clinica in grado di tradurre attraverso trial clinici, anche di fase 1, i risultati della ricerca in ambito diagnostico e terapeutico in risultati concreti per la salute. Ecco la sintesi della Delibera di Regione Lombardia approvata il 14 giugno dalla giunta Fontana. Obiettivo? La genesi in Lombardia di un Centro nazionale per le malattie infettive da inserire, su proposta dell’assessore al Welfare, Letizia Moratti, dentro le Linee di sviluppo della riforma della Legge 23 che True Pharma ha già pubblicato nelle scorse settimane con un documento integrale. 

Un centro nazionale per le malattie infettive in Lombardia: il progetto

La realizzazione in Lombardia di un Centro nazionale per le malattie infettive. La medicina del lavoro e dello sport, ma anche la sanità di montagna, delle professioni sanitarie e la farmacia dei servizi. Questi i principali temi al centro della delibera approvata dalla Giunta regionale su proposta della vicepresidente e assessore al Welfare, Letizia Moratti, che integra le Linee di sviluppo della riforma della Legge 23. “La nostra proposta – fa sapere Letizia Moratti in una nota – non è un documento blindato calato dall’alto, ma un work in progress che possiamo e vogliamo integrare grazie al lavoro della Commissione e delle varie audizioni”.

La nuova proposta partorita lunedì 14 giugno all’ultima riunione di giunta prevede la nascita sul territorio lombardo di “Centro di riferimento nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie infettive” con il compito di indirizzare scelte e programmi per la promozione della salute, prevenire e fronteggiare possibili pandemie future come quella da Covid-19.

Obiettivo sarà anche quello di garantire il raccordo tra risultati della ricerca e la sua applicazione nelle azioni di governo in relazione alla tutela e promozione della salute. “Per fronteggiare la presente e le future pandemie – ha aggiunto l’assessore al Welfare – oltre ad altri problemi molto importanti posti dalle malattie infettive, serve un Centro di ricerca transnazionale che identifichi i nuovi meccanismi di malattia, cercando di capire perché il Covid negli anziani è mortale, che monitori le basi della resistenza agli antibiotici e integri sotto il termine di ‘One Health’ le esigenze del mondo produttivo, della medicina veterinaria e della tutela dell’ambiente” ha detto spiegando anche di “credere molto nel progetto” e sperare che “tale visione venga condivisa anche dal Governo”.

Regione Lombardia e la riforma della legge 23 sul sistema socio-sanitario

È solo l’ultimo tassello della riforma di sistema che sta prendendo piede in Lombardia dall’arrivo di Moratti come vice presidente e assessore al Welfare. Le riforma della legge 23 sul sistema socio-sanitario lombardo è infatti oggi alla prova della Commissione Salute e Politiche sociali del Pirellone prima di approdare in aula per la discussione definitiva e sta cominciando a prendere forma. Delineandosi sostanzialmente su due linee direttrici: da una parte il disegno politico e tecnico dei dirigenti della Direzione Welfare chiamati da Moratti. Dall’altra tenendo conto dei capitoli di spesa previsti per la sanità lombarda dal Recovery Plan. Ne ha parlato con True Pharma il 28 maggio Giovanni Pavesi, il Direttore Generale Welfare della Lombardia, a margine della kermesse annuale “Salute Direzione Nord” (Guarda il panel “Ripensare la sanità. Svoltare per ritornare eccellenti“) quest’anno dedicata al “punto di svolta” del sistema-Salute. Pavesi ha spiegato nel dettaglio come si sta articolando la riforma della sanità.

Siamo ancora in una fase iniziale ma sono arrivate indicazioni importanti – ha detto Pavesi –. Le indicazioni su cui vogliamo lavorare sono in parte quelle che provengono da Agenas, cioè la riorganizzazione di una sanità più vicina al territorio, una sanità che sia in grado di filtrare l’eccellenza dei nostri ospedali, intendendo il filtro come capacità di trattare la cronicità e le malattie che possiamo prendere in carico sul territorio creando strutture che siano in grado di farlo”. Con quale spirito? “Quello di realizzare un territorio più forte intenso, più strutturato e un ospedale ancora più qualificato”.

l nodo Recovery Plan invece ha già sancito alcuni punti fermi: “I presidi più importanti sono le Case della Comunità, le Centrali Operative Territoriali (Cot) e gli Ospedali di Comunità” ha detto Pavesi a True Pharma. “Gli stanziamenti che prevedono circa 1,5 milioni di euro per le Case di Comunità, qualche centinaia di migliaia di euro per i Cot e invece qualche milione di euro in più per gli Ospedali di Comunità possono sembrare non completamente sufficienti per le necessità attuale di intervento” ma “penso che la Lombardia saprà trovare forme di finanziamento e anche di operatività che ci consentano di creare un reticolo sul territorio importante”.

La stima dei bisogni per certi versi è già stata realizzata. Come anticipato da True Pharma con la pubblicazione di un documento di Agenas, dal 2021 al 2026 la Locomotiva d’Italia dovrebbe realizzare 216 Case della Comunità e 101 Centrali Operative Territoriali oltre a implementare il capitolo delle cure domiciliari per raggiungere almeno altri 141.099 cittadini over 65 rispetto agli attuali 108.959 i pazienti trattati.

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