Hiv. “Più comunicazione e test agli under 18. Così l’Italia punta a debellare l’Aids nel 2030”

L'onorevole Mauro D'Attis del gruppo parlamentare "L'Italia ferma l'Aids": "C'è l'idea che l'Aids sia stato debellato, ma non è così"

Obiettivi “in linea con l’agenda dell’Organizzazione Mondiale della Sanità” che “punta a debellare il virus dell’Hiv entro il 2030. Come? “Più comunicazione fra i giovani” e “introducendo la possibilità del test per i 16-18enni senza autorizzazione del tutore o del genitore”. Sono passati 31 anni dalla legge 135 del 1990 che ha cambiato la storia italiana della lotta all’Hiv. Un testo che “è servito a combattere il virus in Italia” ma anche “ad altri Paesi come esempio e spunto” dice l’onorevole Mauro D’Attis, promotore dell’Intergruppo parlamentare “L’Italia ferma l’Aids”, parlando con True-News in occasione della Giornata mondiale della Lotta all’HIV, a margine di “Penso positivo. L’HIV ieri, oggi e domani” , lo scorso primo dicembre al Palazzo Pirelli di Milano.

La proposta di legge del parlamentare di Forza Italia D’Attis

Il parlamentare di Forza Italia è firmatario della proposta di legge “Interventi per la prevenzione e la lotta contro l’AIDS e le epidemie infettive aventi carattere di emergenza” presentata a luglio 2019 proprio per aggiornare la normativa italiana in materia dopo oltre 30 anni. Prima, però, che la “pandemia Covid stravolgesse i nostri programmi, non solo su questa proposta di legge”.

“Ora ne stiamo riprendendo a parlare con più serenità – dice D’Attis – e lo facciamo con l’obiettivo di contribuire al risultato che l’Organizzazione mondiale della sanità ha fissato per il 2030: quello di giungere a debellare l’Hiv come virus e quindi l’Aids come malattia”.

L’impegno di deputati e senatori senza preclusioni

In Parlamento è questo un “impegno che è stato sottoscritto da deputati e senatori senza preclusioni in base al colore politico” per “andare dritti verso l’obiettivo” contando sulla “collaborazione del mondo delle associazioni, della ricerca, dei clinici e dell’informazione per poter giungere a un risultato importante”.

Le tappe verso il Piano Nazionale Anti-Aids

Le tappe di questo percorso? In primo luogo “dotare finanziariamente il Piano Nazionale Anti-Aids perché è importante che ci sia sostegno finanziario per la ricerca, la cura” e anche “per l’informazione”.

Proprio su quest’ultimo punto sere un salto culturale. “La Giornata mondiale contro l’Aids serve proprio a riflettere su quello che è stato il passato e nel nostro passato c’è la gloriosa attività di una legge, la 135/1990”. “È evidente – continua il deputato – che nel frattempo le cose sono cambiate, fortunatamente direi, perché nel 1990 l’Aids uccideva e basta mentre adesso si riesce a curare”. “Ma non è sparita -avverte il promotore del gruppo interparlamentare “L’Italia ferma l’Aids” – e per questo serve parlarne oggi ancor più di quell’epoca: la mia generazione era terrorizzata dalle notizie sulle tante morti che la malattia mieteva, mentre oggi forse l’idea più comune è che l’Hiv e l’Aids siano state debellate quando non è così”.

D’Attis: “C’è bisogno di maggiore comunicazione”

Per questa ragione da una parte “c’è bisogno di maggiore comunicazione” e dall’altra di “favorire le diagnosi che oggi sono troppo tardive, ce lo dicono i dati, comportando cure ancora più difficili”. Come? “Per favorire questo, soprattutto nelle generazioni più giovani, puntiamo a introdurre la possibilità per i 16-18enni, e quindi minori, di poter accedere al test Hiv senza avere l’autorizzazione del tutore o del genitore”.

“Sono delle novità – chiude Mauro D’Attis – che rispetto al 1990 oggi sono necessarie”