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Diasorin non vola più in Borsa: la grande disfida dei sierologici

Tre i principali fattori della discesa del titolo: la scarsa o parziale affidabilità dei sierologici nel fornire un risultato certo; il crescente investimento pubblico-privato sui vaccini Covid.

I test sierologici? Poco utili per “convivere con il virus” come da formula ormai consolidata nel dibattito. Ecco, in sintesi, uno dei motivi per cui secondo gli analisti finanziari il titolo DiaSorin in borsa è ancora oggi sopravvalutato. La multinazionale italiana della Diagnostica in Vitro produttrice dei test sconta da settimane ribassi in borsa, con una performance del -13,25% nell’ultimo mese, dopo il rally primaverile che l’aveva portata toccare il picco di quota 211,80. Tre i principali fattori della discesa del titolo: la scarsa o parziale affidabilità dei sierologici nel fornire un risultato certo; il crescente investimento pubblico-privato sui vaccini Covid. Basti pensare che sono 128 – secondo il tracking del New York Times – quelli su cui i ricercatori di tutto il mondo stanno lavorando. Con la Commissione Europea che ha chiuso da pochi giorni i colloqui esplorativi con la quinta big fra le società farmaceutiche (Moderna). Colloqui che sfoceranno in Accordi di Acquisto Anticipato per 80 milioni di dosi più altre 80 milioni una volta dimostrata l’efficacia e la sicurezza. Il solo governo Usa ha messo invece sul piatto, con l’Operation Warp Speed, 10 miliardi di dollari per finanziare Big Pharma a produrre e fornire 300 milioni di dosi di vaccini entro gennaio 2021 (le prime 100 milioni di proprietà di Washington e con l’amministrazione Trump che punta a risultati concreti prima dell’Election Day). Quando arriverà il vaccino l’interesse di mercati e investitori per i test sierologici – e per le società che li producono, come la francese bioMérieux – calerà ulteriormente.

Ma il gruppo farmaceutico italiano è finito spiazzato nel suo campo da gioco anche dalle mosse di concorrenti internazionali. Che hanno sviluppato test molecolari rapidi, efficaci e utilizzabili negli aeroporti, nelle stazioni ferroviarie, sui luoghi di lavoro. Sono quelli che permetteranno di “convivere con il virus” con screening della popolazione già sul territorio evitando il riversarsi di pazienti con sintomi o anche asintomatici nei sistemi ospedalieri e rischiando di farli collassare. Li producono in particolare gli americani di Abbot. Ma anche Roche ha annunciato l’1 di settembre il test antigenico che consente di individuare rapidamente le persone con sospetta infezione da SARS-CoV-2, fornendo risultati in 15 minuti. Un test di piccole dimensioni e che non richiede strumentazione di laboratorio, verrà lanciato a fine settembre con una capacità produttiva di 40 milioni di test rapidi al mese per poi raddoppiare la produzione entro fine anno.

Tegole sulla testa di DiaSorin che in estate ha dovuto fronteggiare l’assalto giudiziario alla diligenza. Il Tar Lombardia – poi smentito dal Consiglio di Stato – aveva sospeso l’accordo con il Policlinico San Matteo di Pavia per la validazione dei test, mentre sullo stesso accordo la Procura di Pavia ha aperto un’inchiesta dove si ipotizzano anomalie procedimentali. Notizie che hanno portato la società a decidere di sospendere tutte le nuove attività di sperimentazione clinica con enti pubblici italiani.