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Boris ci ripensa (e anche la Cina torna al carbone)

Uk, ritorno al carbone nonostante le promesse di Boris Johnson. Ma anche la Cina rallenta la sua conversione alle rinnovabili.

Ah, il greenwashing. Quella pratica di annunciare in pompa magna grandi piani ambientalisti per poi cincischiare, ridurre e trovarsi spesso con risultati finali scarsini. L’ultima vittima di questa piaga è il Regno Unito a guida Boris Johnson, che dopo aver presentato un ambizioso New Green Deal si ritrova ora ad aprire una miniera a carbone. Era da trent’anni che non se ne apriva una da queste parti, e a quanto pare è quello che succederà in Cumbria, nel nord-ovest dell’Inghilterra, con l’obiettivo di estrarre 2,5 milioni di tonnellate di combustibile per l’industria dell’acciaio. Alla faccia del verde.

L’inverno cinese

A rallentare le transizioni green delle potenze industriali non è solo l’ambiguità degli annunci ma sono anche, più banalmente, le circostanze ambientali. La Cina ha avviato un percorso di conversione energetica che dovrebbe portare all’abbandono – continuo e graduale – delle risorse energetiche più sporche. Peccato che la pandemia prima e l’inverno rigido poi abbiano costretto ad aumentare la produzione industriale (tutte quelle mascherine dovranno pur essere prodotte da qualcuno) e ad affidarsi ancora al carbone per riscaldare le abitazioni.

Nonostante i grandi passi avanti fatti e i prezzi ormai stracciati dell’energia prodotta da fonti rinnovabili, è ancora difficile alimentare un gigante infreddolito con il sole e il vento. Ma ci arriveremo.