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Quali diritti hai su Facebook? (Pochi)

È stata una settimana all’insegna del deplatforming, con la messa al bando di Donald Trump dai principali social network a partire dal suo preferito, Twitter. @realdonaldtrump non esiste più, e la polemica è da una parte sulla possibilità che un’azienda privata possa silenziare l’uomo più potente del mondo e dall’altra sulle tempistiche con cui è successo. “Non doveva succedere, è orwelliano!” oppure “È troppo tardi ormai, ipocriti!”. Anche se nessuno di noi è Potus, vale dunque la pena di chiedersi quali diritti abbia ciascuno di noi quando si iscrive a Facebook.

A regolare il nostro rapporto con le piattaforme sono i famigerati “Terms of Service”, quei documenti chilometrici che decretano quali sono le condizioni d’uso, e di fatto cosa si può fare o meno sui social network. Quelli di Facebook li trovate qui (questa invece è la versione stampabile del documento), a disposizione di chi vuole leggersi un bel po’ di legalese. Negli ultimi anni la neolingua di Zuckerberg è in realtà cambiata, specie dopo lo scandalo Cambridge Analytica, diventando più semplice e accessibile. Ciò nonostante il sito Quartz ha pubblicato la “traduzione” del documento a prova di bambino, dal quale si evince come la struttura in multiple parti del documento, diviso in sezioni e sottosezioni, non è solo fumo negli occhi per il disperato utente-cittadino, quanto un’esigenza, visto che il documento è pensato per servire a tutti: a noi comuni mortali, agli inserzionisti pubblicitari, alle istituzioni.

Nel papiro, comunque, si leggono parole come queste che potrebbero giustificare le mosse fatte contro il presidente uscente: “Facebook agirà secondo diligenza professionale nel fornire all’utente i propri Prodotti e servizi e nel garantire un ambiente protetto, sicuro e privo di errori”. Ma a preoccuparci dovrebbe anche essere il fatto che Facebook stia fondendo sempre di più le sue proprietà (che includono Whatsapp e Instagram), creando un unico grande canale comunicativo. Il gruppo, infatti, rischia di diventare, se non lo è già oggi, una black box: vediamo cosa entra e cosa esce ma non possiamo sapere cosa succede al suo interno. Sappiamo solo che è potente. Molto potente. Perfino più del Presidente.
(Foto via @bruces)