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Facebook? È come l’industria automobilistica negli anni ‘60

Per capire cosa succederà a Facebook non bisogna paragonarla al Big Tobacco ma ai giganti dell'auto negli anni '60.

I social network sono come le sigarette: fanno male e i loro produttori devono essere regolati. È una convinzione sempre più diffusa negli ultimi anni, un paragone, quello tra Big Tobacco e Big Tech, su cui si basa parte della discussione odierna sull’argomento.

Il paragone migliore per capire l’emergenza Facebook

I social (e non solo, tutti i giganti digitali) vanno regolati, vietati, contenuti. Perché fanno male (e lo sanno) e però non fanno nulla per evitare i loro danni, per non ledere il proprio business. Il pensiero corre subito a Facebook, che nelle ultime settimane è stata interessata da leak e scandali che hanno confermato il timore di molti: l’azienda sa di fare male ai suoi utenti, specie ai più giovani, ma non è corsa ai ripari per modificare i suoi servizi.

Per quanto affascinante, il paragone con l’industria del tabacco potrebbe essere fuorviante. L’edizione statunitense di Wired propone quindi un’alternativa, cambiando sia settore che periodo storico: Facebook, secondo il magazine, sarebbe come l’industria automobilistica americana negli anni ‘50-’60.

Le Big Three di ieri e la Silicon Valley di oggi

Al tempo le Big Three dell’industria automotive a stelle e strisce – General Motors, Ford e Chrysler – godevano di enorme strapotere economico e politico, grazie alle decine di migliaia di persone a cui davano un lavoro. Per questo motivo, e per il ruolo fondamentale che l’auto cominciava ad avere nella vita degli americani, sembravano intoccabili.

Quando l’inquinamento e la sicurezza cominciarono ad essere temi sempre più importanti, arrivando anche a Washington, le giganti delle quattro ruote fecero quello che da anni fanno Facebook & Co.: promettere novità e migliorie, sottovalutando l’emergenza e sottolineando l’importanza dei profitti per mantenere in piedi queste aziende così fondamentali.

Lo scandalo Ford Pinto e la situazione d’oggi

Le cose sarebbero cambiate a partire dalla fine degli anni ‘70, quando la rivista Mother Jones ottenne dei documenti interni della Ford in cui era evidente che l’azienda fosse al corrente dei rischi legati al modello Pinto. La Ford Pinto, prodotta dal 1971 al 1980, aveva un difetto tecnico che la portava a prendere spesso fuoco, rappresentando un enorme rischio per molte persone. L’azienda fece finta di niente e mise in produzione l’auto nonostante il rischio: il conto delle vittime finale fu “di almeno 500 morti”.

E se i leak di questi giorni, e soprattutto quelli in uscita questa settimana, fossero “il Dossier Pinto” di Facebook? Anche le Big Three, del resto, dovettero vedersela con leak e scandali prima di essere costrette da Washington – e non solo – a standard di sicurezza finalmente decenti.

Se il paragone dovesse essere più solido di quello con Big Tobacco, rimane comunque il quesito fondamentale. Un’auto più “sicura” è una vettura fatta con criterio e materiali di qualità (e che magari non prenda fuoco per un nonnulla); ma com’è fatto un social network “sicuro” per tutti noi?

È quello che dovremmo cercare di capire, in modo da sapere come riformare finalmente queste aziende.

(Foto: Envato)