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Prayer Posts, Facebook vuole sapere per cosa pregate

La funzione "Prayer Posts" di Facebook per ora è in fase di sperimentazione negli Stati Uniti e rivela quanto il nostro legame coi social sia profondo.

Non c’è un limite alla quantità di informazioni personali che i social network vogliono da noi. Informazioni che, va detto, spesso vengono fornite volontariamente dagli utenti, sempre pronti a firmare condizioni d’uso e pubblicare dettagli sulle nostre vite. Facebook ha un vero e proprio report su ciascuno dei suoi iscritti e da qualche anno è anche possibile richiederne una copia. Quando un giornalista del Guardian l’ha fatto, ad esempio, si è ritrovato con un file da 600MB, “pari a un documento Word da 400mila parole”.

A quanto pare però tutto questo non basta, visto che il social network sta testando una nuova funzione chiamata “Prayer Posts”. Con questa chiunque potrà condividere con la propria cerchia di amici – e con Facebook – ciò per cui sta pregando. Funzionerà all’interno dei Gruppi del sito, permettendo quindi di rispondere a richieste di preghiera da parte di qualcuno.

Le preghiera su Facebook durante il lockdown

L’idea è nata durante la pandemia e il distanziamento sociale che ha reso necessario, con tanti utenti che dedicavano preghiere o invitavano i propri contatti a pregare per un conoscente o familiare in difficoltà. A spiegarne l’origine è stata Nona Jones, che per Facebook ha la bizzarra carica di responsabile delle “Global Faith Partnerships”. “La nostra missione di dare alle persone il potere di costruire una comunità”, ha spiegato, “arriva anche alla comunità più grande del mondo”. Ovvero, i credenti.

Una trovata che è in fase di sperimentazione da circa un anno e che solo ora sta facendo discutere. L’idea per questa opzione pare sia nata anche dall’analisi dei dati e del traffico sulla piattaforma. Durante la Pasqua del 2020, caduta nel pieno del primo lockdown in mezzo mondo, Facebook ha registrato un picco di videochiamate su Messenger e di dirette su Facebook Live, anche da parte di pagine che si occupano di temi legati alla spiritualità. Da qui il desiderio di sfruttare il profondo legame che gli utenti sembravano avere con il social network.

Prayer Posts, la sperimentazione negli USA

Ad oggi la funzionalità è disponibile solo per alcuni utenti statunitensi, alcuni dei quali hanno condiviso screenshot su Twitter. Come Robert P. Jones, direttore del Public Religion Research Institute di Washington, DC, che si è detto piuttosto diffidente e confuso. Con il ritorno alla normalità e la fine graduale del distanziamento sociale, ci sarà ancora bisogno di affidare le proprie preghiere al sito? Qualcosa ci dice che la prossima Pasqua ci saranno meno dirette su Facebook, specie se potremo finalmente passarle in compagnia dei nostri cari. In alternativa, comunque, Facebook c’è, ed è pronta ad ascoltare le nostre preghiere. Voi vi fidereste?

(Foto: Pexels)