Facts Superbonus 110%, ecco come lo hanno migliorato

Superbonus 110%, ecco come lo hanno migliorato

In tema di Superbonus 110% le novità vanno di pari passo con l’impianto originario della misura e con le finalità per cui essa è nata. Se da un lato infatti c’era la necessità assoluta, per l’Esecutivo, di mettere subito a regime il provvedimento in punto di diritto, dall’altro vigeva l’esigenza, altrettanto insindacabile, di dotarlo di “ancoraggi” economici e sociali che ne aumentassero l’appetibilità operativa. Che significa? Che “cavalcando” la necessità creare una misura di sostegno figlia degli sfasci creati dalla pandemia c’era sì il bisogno di migliorare le prestazioni energetiche di tutto il patrimonio immobiliare, ma anche quello di mettere di nuovo l’economia in rampa di (ri)lancio. 


Superbonus 110%, ecco come e soprattutto dove lo hanno migliorato  

Ecco perché la proroga al 2023 è stata lo scalino di questa aspirazione duplice, ma non è solo questo il cesello messo sul piatto; ad esso si aggiungono gli interventi di isolamento senza modifica delle facciate in quanto oggetto di manutenzioni ordinarie. Anche su alberghi e pensioni, che dell’economia sono snodo, ci sono novità: la detrazione è estesa anche ad essi. C’è poi una variazione in punto di diritto: quella sulle modifiche al concetto di stato legittimo dell’immobile. Ma in quale bacheca sono enunciate queste novità? In quella più autorevole: la bozza del Decreto Legge di riferimento in via di limatura al ministero. La proroga è spostata in avanti, dal 30 giugno 2022 al 31 dicembre del 2023, con una forbice di intervento che amplia lo spettro di fruibilità e lo spalma proprio sui mesi in cui si prevede che l’economia vada a rilancio pieno dopo i primi due semestri successivi alla campagna vaccinale.

Superbonus 110%, l’effetto domino

Questo crea un effetto domino: slittano i termini per i condomini con il 60% degli interventi terminati ed entra nell’equazione l’edilizia pubblica residenziale con i suoi istituti, con proroghe rispettivamente al 30 giugno 2024 e al 31 dicembre 2025. E il tutto comporta ovviamente la mappatura di un nuovo plafond economico, dato che lo spostamento in avanti dell’asticella implica il reperimento di nuove risorse economiche. Come funziona? In pratica, le valutazioni di impatto economico della misura sulle casse dello Stato diventeranno ancora più importanti, e Mario Draghi che lo sa benissimo ha dato l’annuncio che del problema sarebbe soluzione: proroga si, ma messa a Legge di Bilancio per il 2022.

Superbonus 110%, cosa si aspettano le categorie

Operatori e categorie collegate aspettano un segnale forte, che potrebbe sostanziarsi nell’operatività della proroga già in questo mese, a maggio. Perché? Perché per fine anno il settore sarà già in ginocchio, a contare che le variabili della campagna vaccinale con termine ipotetico a fine ottobre e l’incidenza delle varianti del Covid sono molto più che semplici “elementi di disturbo” dell’economia. Ecco perché sarà fondamentale il contenuto del testo che dal Ministero della Transizione prenderà la strada di Palazzo Chigi e del tavolo del Cdm. E i puntelli normativi non mancano a ché si arrivi ad una soluzione celere. La misura sostanzia così il suo target infatti: “al fine di promuovere concretamente la realizzazione di interventi di riqualificazione energetica (…) si propone, in primo luogo, di prorogare il regime di agevolazione, dal 30 giugno 2022, al 31 dicembre 2023”. E su alberghi e pensioni c’è il puntello di norma? “Estendere l’ambito di applicazione delle disposizioni contenute nei commi da 1 a 8 anche agli interventi effettuati su immobili con classe catastale D/2 ‘Alberghi e pensioni’”.

Superbonus 110%, gli impianti termici

Il nodo cruciale resta comunque quello dello “stato legittimo”, non foss’altro che per la difficile asseverazione del concetto nel mondo mainstream dei fruitori finali della misura: i cittadini. Lo stato legittimo è condizione necessaria di accesso al Superbonus 110%. Si parte dall’assunto deprecabile ma concreto, per cui non sono affatto rari in Italia i casi in cui in edifici a taratura plurifamiliare ci siano delle irregolarità urbanistiche in corso d’opera documentale o addirittura confluite in ambiti di questioni di Diritto. E in quel caso vige la regola per cui un singolo appartamento in odor di irregolarità blocca i lavori sull’intera unità immobiliare complessa. Questo comporterebbe che in oltre il 30% dei casi censiti una misura economica di chiaro effetto tonificante per economia e settori correlati andrebbe vanificate per singole sacche di non conformità.

Così  la “mela marcia” non fa più danni

Ecco, la bozza contiene una norma di deroga tecnica che consentirebbe il rilascio dello “stato di legittimità” per quelle singole unità abitative che avessero il gravame di essere inserite catastalmente in fascicoli dove “abitano” irregolarità. Insomma, è il classico caso in cui la mela marcia non guasta la commerciabilità dell’intero barile. E da questo punto di vista lo spirito originario della “mission”, rendere agile e smart un rilancio economico che l’arrivo del covid ha solo accelerato, resta integro nella sua operatività.

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