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Ragazzo suicida a Bologna: studente di 29 anni si lancia dal ponte

Ragazzo suicida a Bologna: l'ennesima tragedia nel mondo universitario. Lo stesso identico epilogo: una giovane vita che si spegne.

Ragazzo suicida a Bologna: ancora. La lista si allunga e si macchia sempre di più di sangue e tragedia. Questa volta è successo a Bologna, un ragazzo di 29 anni prima invita i genitori alla seduta di laurea e poi si lancia dal ponte di Stalingrado.

Ragazzo suicida a Bologna: la cronaca di una storia che si ripete

Giovane, studente, suicidio: un triangolo della morte che si sta ripetendo troppe volte.

Uno studente di Economia di 29 anni, originario di Pescara, venerdì 9 ottobre ha deciso di togliersi la vita buttandosi dal ponte di Stalingrado di Bologna in via Zago, dopo aver invitato i genitori per il giorno della discussione della tesi. In realtà, il giovane ventinovenne ha dato appuntamento per la ‘sua morte’ perché avendo sostenuto pochi esami la seduta di laurea era lontana.

Aveva detto ai genitori di raggiungerlo a Bologna, per andare poi insieme a Forlì, dove avrebbe discusso la sua tesi di laurea. Ma nessuna celebrazione, nessuna festa c’è stata, solo la storia di una tragedia che si ripete quasi con lo stesso copione ed epilogo. 

Emergenza suicidi all’Università: una tragedia senza fine

L’emergenza suicidi all’Università non si ferma: giovani ragazzi che scelgono di mettere fine alla propria vita e a quel che resta dei propri sogni. Un peso e una vergona che non lasciano scampo a giovani studenti travolti da tempi, scadenze, aspettative, esigenze, pretese, bocciature, scelte sbagliate, fragilità fantasma, un percorso non seguito.

Il ragazzo ventinovenne che a Bologna ha messo fine alla sua vita aveva sostenuto pochi esami. Un altro particolare che spaventa è il piano studiato a tavolino, pensato e ripensato. Un piano per togliersi la vita. 

La mattina che aveva dato appuntamento ai genitori, si era reso irraggiungibile. Forse i genitori avevano capito qualcosa, anche se troppo in ritardo. Lo cercavano e lo chiamavano, senza risposta, dalla mattina. Arrivati a casa, non trovandolo, avevano iniziato a preoccuparsi. Il sospetto che qualcosa non andasse lo avevano avuto subito perché il figlio aveva detto soltanto a loro della discussione. Il ragazzo viveva da solo da anni nella città di Bologna.

I genitori arrivati a Bologna, non trovandolo in casa hanno contattato tutti i suoi conoscenti in città e hanno fatto denuncia ai carabinieri. Il suo cellulare era acceso, ma squillava a vuoto. A mezzogiorno, lo studente era ancora vivo. A quell’ora, infatti, aveva inviato un messaggio vocale alla ex fidanzata, dal contenuto ambiguo. “Forse siamo ancora in tempo”: avranno pensato i genitori quando è arrivato il messaggio vocale.

L’ansia e la preoccupazione crescono quando il ragazzo manda un ultimo messaggio a un suo amico e gli dice che è sul ponte di Stalingrado. L’amico corre, per riuscire a raggiungerlo, e chiama la polizia. Una corsa contro il tempo, con i carabinieri che si precipitano, perché intanto hanno rintracciato anche loro il suo cellulare. Quando arrivano sul posto è troppo tardi. La tragedia si è già consumata. Lo prevedeva il ‘copione’ scritto dal ragazzo. Il corpo è lì, in via Zago, in una pozza di sangue. L’ennesima pozza di sangue. L’ennesima sconfitta della realtà educativa universitaria.

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