Papa Francesco sull’invio di armi in Ucraina: “Decisione politica”

Papa Francesco sull'invio di armi in Ucraina e sul dialogo con la Russia: "Decisione politica che può essere immorale, difendersi è lecito".

Papa Francesco sull’invio di armi in Ucraina“Difendersi è lecito, ma il commercio d’armi crea solo più guerra”. Ecco le dichiarazioni del Pontefice sul volo di ritorno dal Kazakistan.

Armi in Ucraina, parla Papa Francesco: “Difendersi è lecito, ma il commercio è assassino”

Papa Francesco, di ritorno in aereo dal suo viaggio apostolico in Kazakistan, ha concesso un colloquio di 45 minuti ai giornalisti. Il Santo Padre ha parlato di molti argomenti, concentrandosi soprattutto sulla guerra in Ucraina e sull’invio di di armi alla resistenza. Difendersi è non solo lecito, è anche un’espressione di amore alla patria.

” –ha affermato il Pontefice- “Chi non si difende, chi non difende qualcosa non la ama. Invece chi difende ama”. Arriva in ogni caso una condanna senza eccezioni per la vendita di armi: La fabbrica delle armi è un commercio assassino“. Nel corso dell’intervista, ha parlato della scelta di inviare armamenti come di una “decisione politica”“Può essere morale, cioè moralmente accettata se si fa con le condizioni di moralità.” –ha spiegato il Santo Padre- Ma può essere immorale se viene fatta con l’intenzione di provocare più guerra, o di vendere le armi o scartare quelle che a me non servono più.

La motivazione è quella che in gran parte qualifica la moralità di questo atto”.

Il richiamo al dialogo con la Russia: “Difficile, ma non dobbiamo scartarlo”

“Si dovrebbe riflettere ancora di più sul concetto di guerra giusta” -ha proseguito il Papa- “Perché tutti oggi parlano di pace, da tanti anni le Nazioni Unite parlano di pace, fanno tante cose di pace. Ma in questo momento quante guerre sono in corso?”. A questo proposito, il leader della Chiesa Cattolico ribadisce l’importanza di non abbandonare il dialogo, anche con la Russia“Difficile capire il dialogo con gli Stati che hanno incominciato la guerra, e sembra che il primo passo sia stato dato da lì, da quella parte.

È difficile, ma non dobbiamo scartarlo. Dare l’opportunità del dialogo a tutti, tutti. Io non escludo il dialogo con qualsiasi potenza che sia in guerra, anche con l’aggressore. Alle volte il dialogo si deve fare così, ma si deve fare. Puzza, ma si deve fare”.