Dopo tre anni ancora nessuna verità sul caso Savoini. E sui soldi dalla Russia

C'è però un'altra vicenda sulla quale una verità processuale avremmo anche potuto averla: quella dell'Hotel Metropol.

di Fabio Massa

Perchè questo articolo potrebbe interessarti?  Nel 2019 emerge il caso “Moscopoli”. Una rivista americana pubblica l’audio di Gianluca Savoini che starebbe trattando una compravendita all’Hotel Metropol di Mosca. Da allora si continua a parlare dei legami della Lega di Salvini con Putin. Ma quell’inchiesta come è finita? Spoiler: nel nulla. Ti può interessare perché uno degli argomenti della campagna elettorale è proprio questo: i legami della Lega con Putin.

Non c’è dubbio che il tema Putin è sempre al centro della politica italiana, dopo l’invasione dell’Ucraina e la guerra che ne è scaturita. Prima dell’invasione essere “putiniani” non costituiva particolare titolo né di merito né di demerito, in quanto leader accettato a livello internazionale in tutti i consessi. Recentemente su tutti i giornali campeggia la notizia di un report, confezionato qualche mese fa – sotto dunque la presidenza Biden – su dati raccolti dalla Cia fin dal 2014. Il report in questione, che ha infiammato la politica nazionale, è però “classificato”, quindi secretato, e non verrà diffuso alle intelligence dei Paesi nei quali si ritiene ci siano state ingerenze russe. Per la serie: non sappiamo neppure se l’Italia è nella lista, e se ci fosse, non sappiamo quali siano i partiti che hanno preso soldi. Fratelli d’Italia e Lega hanno già annunciato e depositato querele. Dunque, su questa vicenda ad oggi non c’è né la parola fine ma neanche la parola inizio. Non è stata aperta un’inchiesta e in ogni caso manca il documento integrale su cui si basa l’intera vicenda.

Attendiamo una verità processuale sul caso dell’Hotel Metropol

C’è però un’altra vicenda sulla quale una verità processuale avremmo anche potuto averla: quella dell’Hotel Metropol. Il 18 ottobre 2018 si incontrano alcuni russi e alcuni italiani nella hall. Tra di loro c’è Savoini, già capoufficio stampa del consiglio regionale e presidente dell’associazione Lombardia Russia. Savoini aveva portato più volte in Italia Dugin, la cui figlia è morta in un attentato compiuto – pare – dagli ucraini. L’accordo aveva – secondo l’accusa dell’inchiesta – come oggetto la compravendita di gasolio russo per un miliardo e mezzo di dollari, con l’obiettivo presunto di girare il quattro per cento, pari a 65 milioni, alla Lega. Accusa gravissima: c’è un partito italiano che avrebbe programmato di prendersi fondi neri per 65 milioni. E infatti si apre un’inchiesta, soprattutto dopo che nel luglio 2019 BuzzFeed scrive un articolo con un audio bomba: “Revealed: The Explosive Secret Recording That Shows How Russia Tried To Funnel Millions To The “European Trump””

Si aprono le danze, e Savoini e altri finiscono nel registro degli indagati. Ci sono addirittura delle prese di distanze comiche da Savoini, come quella di Galtieri vicesindaco di Alassio (città nella quale è nato Saovini), che ha dichiarato papale papale: “Con Alassio non ha nulla da spartire. Potrebbe essere nato occasionalmente qui, ma è di Laigueglia”.

Gianluca Savoini è uscito completamente dalla vita pubblica

Dichiarazioni surreali a parte, Gianluca Savoini esce completamente dalla vita pubblica. Qualcuno lo intercetta, ogni tanto, vestito di nero e sigaro in mano, sui marciapiedi dalle parti di via Melchiorre Gioia a Milano, ma in effetti attende la fine dell’inchiesta. Che però, dopo anni 3 e mezzo, ancora non è arrivata. Le prime rogatorie non danno esiti positivi perché non provano la presenza al tavolo di un esponente della pubblica amministrazione italiano, che è necessario per provare la corruzione internazionale e anche la competenza italiana. Alle successive rogatorie semplicemente la Russia non risponde e così la Svizzera. Poi scoppia la guerra e decisamente le rogatorie sono qualcosa di neanche lontanamente ipotizzabile. E quindi?

Dopo tre anni della vicenda Savoini non si sa nulla

Quindi dopo 3 anni e mezzo (ma con l’attenuante della guerra in Ucraina), sulla vicenda Savoini che vuol dire anche sulla vicenda dei soldi russi alla Lega, non si sa niente. Niente di niente. Nelle carte dell’inchiesta non sono stati trovati soldi né alla Lega né a Savoini. Non c’è un euro o un rublo da nessuna parte. E a parte l’audio pubblicato da Buzzfeed, non c’è neppure la conferma che ci fossero trattative in corso oltre le parole registrate da qualcuno all’Hotel Metropol. Insomma, non c’è niente di verificato, almeno dopo tre anni di indagini. Così, l’inchiesta, arrivata al momento delle elezioni 2022 dopo aver attraversato il Conte I, il Conte II, il Conte III e il Draghi I, di proroga in proroga, con tutta probabilità sarà chiusa un paio di mesi dopo le urne. Con un nulla di fatto. Per la giustizia (e per la politica), non esattamente il risultato sperato.