Omicidio Sarzana, chi è il 32enne fermato per la morte di Nevila Pjetri

Omicidio Sarzana: due cadaveri ritrovati in pochi giorni ed entrambe le vittime uccise con colpi di arma da fuoco.

Omicidio Sarzana: incubo in Liguria per due cadaveri ritrovati in pochi giorni a distanza di 3 km l’uno dall’altro. I carabinieri hanno già fermato un uomo di 32 anno che è in queste ore indagato anche se ha già dichiarato di essere estraneo ai fatti.

Omicidio Sarzana

A Sarzana in Liguria, in pochi giorni ci sono stati due omicidi. La prima vittima è stata Nevila Pjetri e il suo corpo è stato ritrovato con due colpi di pistola alla testa.

Il primo colpo è stato sparato in fronte, l’altro dietro all’orecchio sinistro. In seguito, è stato ritrovato il corpo di una transessuale, all’anagrafe Carlo Bertolotti, 43 anni e parrucchiera prima picchiata e poi uccisa cn un colpo di pistola.

Siccome i due corpi sono stati trovati a distanza di pochi giorni ma soprattutto a distanza di 3 km l’uno dall’altro, gli inquirenti non hanno escluso che possa trattarsi dello stesso killer.

Entrambe le vittime sono state uccise con una pistola di piccolo taglio, una calibro 22. I carabinieri hanno seguito le tracce dei bossoli ma anche delle testimonianze che hanno condotto a un uomo.

Chi è il 23enne fermato per la morte di Nevila Pjetri

Per l’omicidio di Nevila è stato fermato dai carabinieri un uomo di 32 anni, artigiano di Massa Carrara: Daniele Bedini. L’uomo è pregiudicato per reati contro il patrimonio, rapina e stupefacenti.

Sul suo conto, scrivono gli inquirenti “sono stati raccolti numerosi gravi indizi”.

“Il provvedimento – si legge nella nota ufficiale dell’Arma – è arrivato a conclusione dei riscontri raccolti nel corso delle prime indagini. La vicenda si trova tuttora nella fase delle indagini preliminari”. Tuttavia, Bedini si definisce “completamente estraneo ai fatti”. Il suo avvocato di fiducia, Rinaldo Reboa del foro di Carrara, spiega che “l’unico elemento che ha portato gli inquirenti a fermare il mio assistito è la denuncia del furto della pistola di proprietà del padre di Daniele Bedini, formalizzata qualche giorno prima degli omicidi”.

“Il padre del mio assistito – spiega sempre il legale – aveva denunciato il furto dell’arma regolarmente detenuta, che non è stata ancora ritrovata e che al momento è soltanto compatibile con i proiettili trovati accanto ai cadaveri. E poiché il mio assistito è un pregiudicato, hanno chiuso il cerchio attorno a lui. Mi verrebbe da dire che poiché gli uomini fumano e l’Etna fuma, allora l’Etna è un uomo”.

 

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