Lorena Cesarini, qual è il titolo del libro sul razzismo?

Lorena Cesarini ha portato sul palco di Sanremo un commovente monologo sul razzismo: qual è il titolo del libro che ha letto?

Qual è il titolo del libro sul razzismo letto da Lorena Cesarini? La co-conduttrice della seconda serata del Festival di Sanremo ha parlato di razzismo e bullismo sul palco dell’Ariston: “Sono italiana, ma per tanti resto nera. Il colore della mia pelle è un problema per loro”.

Il monologo di Lorena Cesarini: “Sono italiana, ma molti hanno un problema con il colore della mia pelle”

Lorena Cesarini, co-conduttrice della seconda serata del Festival di Sanremo, ha portato sul palco dell’Ariston un toccante monologo sul razzismo e sul bullismo.

L’attrice di Suburra, selezionata da Amadeus per affiancarlo al Festival lo scorso Gennaio, ha raccontato di aver sopportato una pioggia di insulti sui social: Succede anche che subito questo annuncio scopro una cosa, a 34 anni scopro che non è vero che sono una ragazza italiana come tante, io resto nera. Fino ad oggi a scuola o sul tram nessuno aveva sentito l’urgenza di dirmelo e invece, appena Ama lo ha annunciato al Tg1, certe persone hanno sentito questa urgenza.

Il mio colore della pelle è un problema per loro. Vi leggo alcune frasi dai social: «non se lo merita, l’hanno chiamata lì perché è nera», «è arrivata l’extracomunitaria», «forse l’hanno chiamata per lavare le scale e annaffiare dei fiori»”.

“Un pochino ci sono rimasta male” -ha spiegato l’attrice- “Mi sono arrabbiata e mi è rimasta dentro una domanda: perché alcuni sentono la necessità di pubblicare certi post e si indignano per la mia presenza sul palco dell’Ariston? Perché hanno problemi con il colore della mia pelle? Non sono qui per darvi una lezione, ma per dirvi cosa ho scoperto studiando per capire meglio”.

Qual è il titolo del libro sul razzismo letto da Lorena Cesarini?

Lorena Cesarini ha continuato il monologo leggendo un passo del libro Il razzismo spiegato a mia figlia, scritto dal saggista e poeta marocchino Tahar Ben Jelloun. Si tratta di un romanzo scritto in forma di un dialogo tra l’autore e sua figlia di 10 anni. Un’edificante conversazione sul significato della parola “razzismo”, visto con gli occhi privi di pregiudizi di una bambina.

L’attrice si commuove fino alle lacrime mentre legge il brano: “La figlia Mérième gli fa una domanda «babbo che cos’è il razzismo?». Lui risponde «tra le cose che ci sono al mondo è la meglio distribuita, tanto da diventare ahimè banale, consiste nel manifestare diffidenza verso persone che hanno caratteriste fisiche e culturali diverse dalle nostre. Un bambino ripete quello che dicono i suoi parenti, tutto dipende dell’educazione, sia a scuola che a casa.

Il razzismo non ha alcuna base scientifica. Esiste un solo genere umano, che ha sangue della stessa tinta, indipendentemente dal colore della pelle, perché un uomo è uguale a un uomo»”.

“La figlia gli chiede se i razzisti possono guarire.” -continua la conduttrice- “E lui «La guarigione dipende da loro, se sono capaci di mettere in discussione se stessi o no, perché quando uno riesce ad uscire dalle sue contraddizioni va verso la libertà».

La cosa più importante per me quindi è la libertà, quella dagli insulti e dai giudizi. Mi auguro come Mérième di non perdere mai questa curiosità perché è quello che mi rende libera, più matura di molti altri adulti“.