In Italia ritorna lo stato di emergenza: ecco perchè

Dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina è stato approvato dal consiglio dei ministri lo stato di emergenza per tre mesi

Il Consiglio dei ministri ha approvato all’unanimità un decreto legge con disposizioni urgenti sulla crisi ucraina. È stato, inoltre, adottato lo stato di emergenza per tre mesi per consentire interventi della protezione civile all’estero e della protezione civile europea. Questo permette anche di potenziare la presenza dei militari italiani nella Nato.

Italia, torna lo stato di emergenza

Il governo italiano ha deciso un aumento di risorse per 174,4 milioni per partecipare al potenziamento dei dispositivi Nato a fronte dell’attacco della Russia.

«È autorizzata, fino al 30 settembre 2022 – si legge nel documento citato anche dal Sole 24ore – la partecipazione di personale militare alle iniziative della Nato per l’impiego della forza ad elevata prontezza, denominata Very High Readiness Joint Task Force (Vjtf). È autorizzata, per l’anno 2022, la prosecuzione della partecipazione di personale militare al potenziamento dei seguenti dispositivi della Nato”. Il decreto, inoltre, contiene anche disposizioni urgenti di semplificazione delle procedure per gli interventi di assistenza o di cooperazione in favore dell’Ucraina, fino al 31 dicembre 2022, da parte del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale e l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo.

Per queste misure l’approvazione del nuovo stato di emergenza era necessario.

Fondi per il personale italiano all’estero

Tra le misure approvate ci sono anche 11 milioni di euro per potenziare la protezione degli uffici italiani all’estero e del relativo personale. Il ministero degli esteri, con questi fondi, potrà pagare le spese per il vitto e l’alloggio del personale e dei cittadini che, per ragioni di sicurezza, saranno alloggiati in locali indicati dai diplomatici.

Degli 11 milioni di euro, un milione finanzierà l’invio di dieci carabinieri a tutela degli uffici all’estero maggiormente esposti e del relativo personale in servizio.

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