Capotreno licenziato per troppe multe: ecco cosa è successo

Capotreno licenziato per troppe multe: dopo l'allontanamento l'uomo ha fatto causa alla sua azienda per essere reintegrato.

Capotreno licenziato per troppe multe: disavventura durata diversi anni per un 61enne veneziano che ha dovuto fare causa alla sua azienda dopo l’allontanamento.

Capotreno licenziato per troppe multe

Dopo diversi anni si è risulta bene una brutta vicenda per un capotreno. In due anni il capotreno avrebbe effettuato 5mila sanzioni e il 3,5% di errore su migliaia di multe, come riportato dai suoi legali. Mentre per l’azienda ne aveva commessi 175 e per questo era stato allontanato dalla stessa per giusta causa.

Il 61enne Francesco Bonanno, di origini siciliane e veneziano d’adozione, è stato definito dai giudici come un controllore di“zelo non comune, inflessibile ed estremamente puntiglioso nell’elevare contravvenzioni”.

Come riportato da Il Corriere, il suo legale, l’avvocato Lucio Spampatti, ancora non riesce a capire come si possa licenziare un dipendente perché lavora troppo. Considerando poi il fatto che il capotreno in questione, grazie al suo lavoro, ha portato nelle tasche di Trenitalia più di 200mila euro.

Nonostante ciò è stato licenziato dall’azienda.

Ecco cosa è successo

Dopo il licenziamento e l’allontanamento nel 2017 con conseguente battaglia legale, è arrivato il reintegro. il 61enne da circa due anni è tornato al suo posto di lavoro, facendo finire quello che lui stesso ha definito un incubo. “Fin dall’inizio il giudice del lavoro mi aveva dato ragione e l’azienda mi aveva reintegrato senza riassumermi: sono rimasto a casa per un anno e mezzo percependo lo stipendio senza lavorare.

Per me non era una questione di soldi: volevo tornare a indossare la mia divisa. Amo questo mestiere e ho grande rispetto per Trenitalia”.

Tutti i tribunali gli hanno dato ragione e nei giorni scorsi la Cassazione ha chiuso il caso annullando il licenziamento e commentando che le multe sono state compiute  senza “finalità esclusive di lucro né in mala fede contro l’azienda”. 

Nonostante la disavventura che poteva costargli caro, il controllore non perde la sua integrità sul lavoro: “Io però vado dritto per la mia strada: sui treni viaggia soltanto chi ha il biglietto”.

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