Barilla, Delonghi, Calzedonia, Geox, Unicredit e altre: ecco le aziende che continuano a fare affari in Russia. Scarica la lista

In Italia sono 7 le aziende che, secondo uno studio della Yale University, continuano a operare a Mosca e dintorni come hanno sempre fatto

In Italia sono 6 le aziende che, secondo uno studio della Yale University, continuano a operare a Mosca e dintorni come hanno sempre fatto tra vendite e varie operazioni: si tratta di Buzzi Unicem, Calzedonia, Cremonini Group (multinazionale del settore alimentare), De Cecco, Geox e Unicredit.

La ricerca di Jeffrey Sonnenfeld

A Jeffrey Sonnenfeld e al suo team non sfugge niente. 68 anni, è professore della Yale University dove insegna leadership e management. Ma soprattutto, spinto da una forte etica, da quando è iniziato il conflitto ucraino, monitora con il suo team tutte le aziende che, nonostante gli annunci e le restrizioni applicate dalle istituzioni internazionali, continuano a operare in Russia.

Insieme a un team di analisti, contabili, economisti, che ogni giorno scandagliano archivi governativi, documenti fiscali, rapporti aziendali e giornali di oltre 166 paesi del mondo, ha pubblicato un database completo. Una guida dettagliata che divide gli oltre 750 brand mondiali attivi in Russia per nazione e li classifica secondo il grado di coinvolgimento negli affari russi.

Le peggiori 6 italiane

In Italia sono 6 le aziende che, secondo Jeffrey, continuano a operare a Mosca e dintorni come hanno sempre fatto: si tratta di Buzzi Unicem (gruppo piemontese focalizzato sulla produzione di cemento, calcestruzzo e aggregati naturali), Calzedonia, Cremonini Group (multinazionale del settore alimentare), De Cecco, Geox e Unicredit. Gli affari del gruppo bancario milanese in Russia non sono una novità. Di recente true-news.it, attraverso le ricerche del collettivo ReCommon, aveva già denunciato che “tra il 2020 e il 2021 UniCredit ha stanziato nei confronti del settore oil&gas ben 12,5 miliardi di dollari sotto forma di finanziamenti. Tra le società che godono del supporto finanziario del gruppo troviamo anche la oil-major Gazprom, gestita dal governo russo”.

 Gli affari sostanziali di Intesa Sanpaolo, Barilla, Campari e altre

Oltre alle sette aziende, bocciate completamente per la loro presenza fissa e inamovibile nei territori di Putin, ne figurano altre italiane che, secondo la ricerca, hanno rinviato gli investimenti, le azioni di sviluppo e i piani di marketing futuri pianificati ma continuano a fare affari sostanziali. Sono: Barilla, che ha sospeso solo i nuovi investimenti e le attività di advertising, Campari, attiva nelle vendite, Delonghi, Intesa Sanpaolo, Maire Tecnimonet, società milanese del settore oil&gas che ha sospeso le attività commerciali ma continua a gestire gli arretrati, e Saipem. La società che fornisce prestazioni per il settore energetico e delle infrastrutture, e che vanta sul suo sito progetti per la transizione energetica e le rinnovabili, ha fermato soltanto i nuovi investimenti Russia ma non il business sostanziale. 

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