Economy Perché il mercato finanziario snobba Deliveroo e la sua IPO

Perché il mercato finanziario snobba Deliveroo e la sua IPO

Il 31 marzo doveva essere il giorno delle celebrazioni per la trionfale entrata in borsa, a Londra, di Deliveroo. L’azienda di delivery di cibo, finanziata anche da Amazon, è tra i leader di un settore che ha avuto un anno di crescita grazie al Covid. Eppure, il mondo della finanza l’ha accolta con fredda cautela. Il prezzo di una sua azione, inizialmente fissato attorno alle 4,60 sterline è sceso prima a 3,90, e poi ancora nel momento del dubutto. E questo è stato solo l’inizio dei problemi.

“Deliveroo ha ricevuto una domanda molto forte da istituzioni di tutto il mondo”, si legge in un comunicato dell’azienda pubblicato il giorno prima della Ipo. “Date le condizioni di mercato instabili, ha scelto di essere responsabile nella scelta del prezzo”. In realtà, ad aver influito nella flessione sono state le decisioni di fondi come Legal & General Investment Management, Aberdeen Standard Investments, M&G Investments e Aviva Investors di non partecipare all’acquisto.

Le cause

I problemi dell’azienda, secondo i più scettici, sono diversi, a cominciare dal suo controverso rapporto con i rider. Sono di questi giorni le loro proteste sindacali, anche in Italia, per ottenere condizioni lavorative migliori. Proprio questa settimana, JustEat ha accettato di assumere i suoi rider come dipendenti, garantendo loro giorni malattia e di vacanza. Un trend che potrebbe avere un impatto nel business model di Deliveroo.

Anche la struttura societaria fa discutere. La scelta di mantenere la doppia classe di azioni anche dopo la quotazione non è stata ben accolta dagli investitori. Grazie a questa, ad esempio, il fondatore Will Shu manterrebbe il controllo della società nonostante detenga solo il 6,3% di azioni. Esistono infatti azioni di Classe A e Classe B. Quelle “B” valgono di più, ciascuna pesa per 20 voti contro il voto singolo di quelle “A”. Will Shu sarà l’unico detentore di quelle più importanti per i primi tre anni, quando tutte le “A” si trasformeranno in “B”.

È soprattutto questo giochetto a seminare il dubbio tra gli investitori, regalando a Deliveroo una prima giornata di borsa piuttosto deludente.

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