Putin ci ha tagliato il gas da un pezzo. Lo dice il Fondo Monetario Internazionale

Un report del Fondo Monetario Internazionale conferma che la Russia ha iniziato a tagliare le forniture di gas ben prima della guerra

Le infrastrutture europee e la struttura globale hanno affrontato un calo del 60% delle forniture di gas russe da giugno 2021. Il consumo totale di gas nel primo trimestre è sceso del 9% rispetto all’anno precedente e si stanno sfruttando forniture alternative, in particolare GNL da mercati globali. Il Fondo Monetario Internazionale conferma: Putin ha iniziato da un pezzo a tagliarci il gas.

La ricaduta del taglio sull’Europa

Un report sul sito del Fmi analizza la ricaduta del taglio delle forniture di gas russo sull’Europa.

Per il Fondo “l’interruzione parziale delle consegne di gas sta già influenzando la crescita europea e una chiusura completa potrebbe essere sostanzialmente più grave”. Anche se poi rassicura che “una riduzione fino al 70% del gas russo potrebbe essere gestita nel breve termine”.

Le restrizioni da parte di Mosca sono iniziate ben prima della guerra in Ucraina. Alcuni paesi hanno da tempo iniziato ad accedere forniture e fonti energetiche alternative, anche data la riduzione della domanda dovuta ai prezzi già elevati”.

Questo spiegherebbe “perchè alcuni Paesi sono stati in gradi di fermare in modo unilaterale le importazioni dalla Russia”.

Rischio colli di bottiglia

Tuttavia, secondo il Fondo, “diversificare sarebbe molto più difficile con uno stop totale”. E “i colli di bottiglia potrebbero ridurre la capacità di reindirizzare il gas all’interno dell’Europa a causa di una insufficiente capacità di importazione“. Questi fattori, spiega il Fmi, “potrebbero portare a shortage del 15%-40% dei consumi annuali in alcuni Paesi dell’Europa centrale e orientale”.

In questo contesto, “i Governi devono intensificare gli sforzi per assicurarsi le forniture dai mercati globali di gas naturale liquefatto. E da fonti alternative devono continuare ad alleviare i colli di bottiglia infrastrutturali su importazione e distribuzione del gas. Devono pianificare la condivisione delle forniture in caso di emergenza in tutta l’Ue e agire in modo deciso per incoraggiare il risparmio energetico. Proteggendo al contempo le famiglie vulnerabili, e mettere a punto programmi intelligenti di razionamento del gas“.

Germania la locomotiva inceppata

Il Fondo monetario ha analizzato le prospettive tedesche in caso di chiusura totale. Da qui al 2027 l’Fmi valuta un notevole impatti negativo per la “locomotiva d’Europa”, che dovrebbe raggiungere il suo picco l’anno prossimo, per poi svanire quando saranno disponibili forniture di gas alternativo. L’aumento dei prezzi del gas all’ingrosso potrebbe aumentare significativamente anche l’inflazione. Le simulazioni del Fondo illustrano anche che il “risparmio dei consumatori potrebbe ridurre di un terzo le perdite economiche e un piano di razionamento ben progettato, che ad esempio consente agli utenti a valle e alle industrie ad alta intensità di gas di sopportare una maggior parte delle carenze, potrebbe ridurle fino a tre quinti”.

IL REPORT DEL FONDO MONETARIO